Fotovoltaico galleggiante a Osiglia, ma nello studio si è tenuto conto della ZSC?

La tesi dell’Università di Genova dimostra la fattibilità tecnica ed energetica di un impianto da 4.000 pannelli. Resta però una domanda fondamentale: il lago e le sue sponde fanno parte di una Zona speciale di conservazione della Rete Natura 2000

Il lago di Osiglia potrebbe ospitare un grande impianto fotovoltaico galleggiante? Secondo una tesi di laurea sviluppata all’Università di Genova, dal punto di vista tecnico ed energetico l’operazione sarebbe possibile.

La notizia è stata pubblicata da IVG, che ha illustrato lo studio realizzato da Lorenzo Stefano Greco, studente del corso triennale di Ingegneria meccanica, con relatore Samuele Memme, ricercatore del Dipartimento DIME dell’Università di Genova.

È bene chiarirlo subito: non esiste, almeno per ora, un progetto destinato a essere realizzato. Si tratta esclusivamente di una tesi universitaria, della quale Tirreno Power, gestore dell’invaso, sarebbe stata informata. Anche i costi dell’intervento, secondo quanto riferito, sarebbero attualmente ancora fuori mercato.

Tuttavia, quando si arriva a descrivere nel dettaglio un possibile impianto da un megawatt, composto da circa 4.000 pannelli, con una superficie occupata di 9.400 metri quadrati e una produzione annua stimata in 1,46 GWh, è inevitabile porsi qualche domanda.

La principale è molto semplice: chissà se nella tesi di laurea è stato dichiarato e adeguatamente considerato che il lago di Osiglia e le aree circostanti ricadono nella ZSC “Lago di Osiglia”, Zona speciale di conservazione appartenente alla Rete Natura 2000?

Non è un particolare secondario e neppure una semplice annotazione burocratica.

La stessa Provincia di Savona, ente gestore del sito, identifica ufficialmente l’area con il codice IT1223115 e ricorda l’esistenza di uno specifico Piano di gestione e di precise misure di conservazione.

La ZSC è stata istituita per tutelare habitat, specie animali e vegetali e gli equilibri ecologici dell’area. Le misure di conservazione vietano l’approvazione o la realizzazione di interventi capaci di provocare trasformazione, frammentazione o peggioramento dello stato di conservazione degli habitat e delle specie tutelate. Contengono inoltre disposizioni specifiche riguardanti il bacino, le sponde, la vegetazione riparia e persino le modalità di manutenzione della diga.

Il problema, dunque, non può essere ridotto soltanto alla produzione energetica, al rendimento dei pannelli o alla disponibilità delle infrastrutture elettriche già esistenti.

Un impianto galleggiante di quasi un ettaro comporterebbe piattaforme, sistemi di ancoraggio al fondale o alle sponde, cavi, collegamenti elettrici e attività periodiche di manutenzione. Andrebbero valutati gli effetti sull’avifauna, sugli habitat acquatici, sul paesaggio, sulla qualità delle acque e sulle attività sportive e turistiche che si svolgono sul lago.

Nell’articolo si precisa che lo studio avrebbe previsto alcune fasce di rispetto per le attività ludico-sportive. Bene. Ma la tutela ambientale di una ZSC non si esaurisce lasciando libero lo spazio necessario a canoe, pesca e manifestazioni.

Qualora un domani si passasse dalla tesi a un vero progetto, entrerebbe inevitabilmente in gioco la Valutazione di incidenza ambientale, la cosiddetta VIncA. La Provincia spiega che si tratta di un procedimento preventivo diretto ad analizzare gli effetti di piani, progetti e interventi sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie per cui la ZSC è stata istituita. Il fatto che il lago sia artificiale non elimina affatto il suo valore naturalistico acquisito nel tempo. La documentazione provinciale comprende espressamente il Lago di Osiglia tra i siti sottoposti a questa tutela.

Nessuno mette in discussione il valore didattico e scientifico della tesi, né l’utilità di studiare nuove forme di produzione energetica che evitino altro consumo di suolo. Sarebbe però interessante conoscere se la presenza della ZSC sia stata inserita tra i vincoli fondamentali dello studio e, soprattutto, se siano state valutate le possibili conseguenze ambientali di 4.000 pannelli collocati sulla superficie del lago.

Perché la fattibilità matematica ed energetica è soltanto una parte della questione. Prima dei megawatt vengono la legge, la tutela della biodiversità e la vocazione ambientale e turistica del lago.

E Osiglia non è semplicemente una superficie d’acqua “altrimenti inutilizzata”: è un ecosistema tutelato, un patrimonio paesaggistico e uno dei luoghi più conosciuti e frequentati della Val Bormida.

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