C’è qualcosa di profondamente ligure — e profondamente italiano — in questa storia: si protesta, si denuncia, si sollevano dubbi di legittimità… e poi il cantiere va avanti lo stesso, con la puntualità di un treno svizzero.
Il caso delle ex Colonie Bergamasche tra Celle Ligure e Varazze è ormai un classico: anni di contestazioni, segnalazioni, richieste di chiarimenti. Risultato? Zero. O meglio: il progetto non solo non si ferma, ma rilancia. Ora si passa alla spiaggia.
Dalle colonie al “pacchetto completo”
Dopo la trasformazione del complesso originario in residenze turistiche — già oggetto di critiche per volumetrie, impatto paesaggistico e modalità autorizzative — arriva un nuovo tassello:
ristorante-bar sulla spiaggia
parcheggi pertinenziali
parco urbano a monte
sistemazione del rio Finale
collegamenti ciclopedonali
Il tutto approvato dalla giunta del sindaco di Varazze Luigi Pierfederici su progetto della società Punta dell’Olmo.
La narrazione ufficiale è impeccabile: riqualificazione, servizi, valorizzazione del territorio, sostenibilità (con tanto di fotovoltaico, che oggi non si nega a nessuno).
La promessa: “la spiaggia resta pubblica”
E qui arriva il passaggio chiave:
la spiaggia — dicono i promotori — resterà pubblica e demaniale.
Perfetto. Formalmente inattaccabile.
Ma nella pratica?
Perché la domanda è sempre la stessa:
quanto resta davvero “pubblico” uno spazio quando viene strutturato, attrezzato e funzionalizzato attorno a un’attività privata?
Il rischio — già visto mille volte lungo la costa ligure — è quello di una privatizzazione di fatto, anche senza privatizzazione giuridica.
Le denunce: tante, ma senza conseguenze
Negli ultimi anni non sono mancate:
- segnalazioni di cittadini e comitati
- esposti su presunte criticità urbanistiche e paesaggistiche
- contestazioni sulla trasformazione dei volumi originari
- dubbi sull’impatto complessivo dell’intervento
Una lunga scia di proteste che, però, non ha mai prodotto uno stop reale.
Nessuna sospensione significativa, nessuna revisione sostanziale del progetto.
E questo è il punto politico più interessante:
in Liguria puoi contestare quanto vuoi, ma se il meccanismo amministrativo parte… difficilmente si ferma.
Il paradosso ligure
Il copione è sempre quello:
- progetto presentato come “riqualificazione”
- perplessità su impatti e volumetrie
- rassicurazioni istituzionali
- denunce e polemiche
- approvazione definitiva
Fine della storia.
O meglio: inizio dei lavori.
Da colonia a modello (per chi?)
L’operazione viene raccontata come un esempio virtuoso: recupero di un’area degradata, nuovi servizi, valorizzazione turistica.
Ma la domanda resta sospesa, come una nuvola sopra il mare di Celle e Varazze:
valorizzazione per chi?
per il territorio o per gli investitori?
per i cittadini o per il mercato immobiliare?
Perché trasformare una colonia in residenze di pregio e poi attrezzare anche la spiaggia non è solo “riqualificare”: è cambiare la natura stessa di quel pezzo di costa.
Il finale (provvisorio)
Le ex Colonie Bergamasche continuano la loro corsa.
Le denunce restano sullo sfondo, come rumore di fondo.
E ora, mentre si parla di parchi, parcheggi e piste ciclabili, il vero nodo resta lì, irrisolto:
quando tutto diventa “riqualificazione”, chi difende ancora il confine tra interesse pubblico e operazione privata?
Nel dubbio, il ristorante si fa.
E anche il parcheggio.
Il resto — come sempre — si vedrà.






