Tra Mirri, Dotta e il PD volano accuse sulla bonifica. Ma forse, prima di riscrivere la storia dell’ACNA a colpi di comunicati, sarebbe utile ascoltare chi c’era davvero. Un nome su tutti: Guido Bonino, sindaco di Cengio negli anni più difficili. E magari chiedergli anche cosa pensa dell’ipotesi di un inceneritore in Val Bormida.

La polemica sulla bonifica dell’ex ACNA di Cengio si sta trasformando nell’ennesima battaglia politica valbormidese.
Il sindaco di Carcare e consigliere provinciale Rodolfo Mirri chiede i rapporti di monitoraggio delle aree A2 e A2 bis dal 2019 al 2025 e domanda che cosa sia stato fatto negli ultimi otto anni.
Il sindaco di Cengio Francesco Dotta replica accusandolo sostanzialmente di essersi svegliato tardi e di cercare visibilità, ricordando contemporaneamente che un piccolo Comune non possiede certo i poteri necessari per risolvere autonomamente una vicenda che coinvolge Eni Rewind, Provincia, Regione Liguria, Governo, Commissario, Regione Piemonte e altri soggetti.
Poi interviene il PD provinciale insieme al circolo di Cengio, difende Mirri e chiede ancora una volta dati, fatti e trasparenza.
Dotta controreplica.
E così, puntuale, la bonifica dell’ACNA rischia di diventare una partita di ping-pong politico.
Ma la storia dell’ACNA comincia molto prima di otto anni fa
Ed è proprio questo il limite di una polemica che, almeno per ora, appare piuttosto povera rispetto alla gigantesca storia che pretende di affrontare.
Perché parlare dell’ACNA significa parlare di oltre un secolo di industria chimica, inquinamento, occupazione, malattie, proteste, scontri politici e istituzionali, rapporti difficilissimi tra Liguria e Piemonte, chiusura dello stabilimento e successiva messa in sicurezza e bonifica.
Non basta quindi domandarsi cosa sia successo negli ultimi otto anni.
Bisognerebbe sapere cosa è successo nei decenni precedenti.
E soprattutto bisognerebbe avere l’umiltà di ascoltare chi quella storia l’ha attraversata da amministratore pubblico quando l’ACNA non era ancora un’area da bonificare, ma una fabbrica in attività e uno dei problemi ambientali e sociali più drammatici del Nord Italia.
Un nome c’è.
Guido Bonino.
Oggi è praticamente scomparso dalla scena politica e non sappiamo neppure se segua i social o se leggerà queste righe.
Ma forse qualcuno potrebbe fargliele arrivare.
Guido Bonino, uno che sul problema ACNA c’era davvero, perché Sindaco di Cengio dal 1975 al 1985 e successivamente amministratore a livello superiore.
In altre parole, Bonino ha vissuto la vicenda ACNA da tutti i livelli istituzionali possibili: Comune, Provincia, Regione e, successivamente, Parlamento.
E proprio per questo sarebbe interessante ascoltarlo oggi.
Non per trasformarlo nel depositario della verità assoluta.
E neppure per attribuirgli automaticamente il ruolo del “saggio”.
Anzi.
La storia politica di Bonino contiene anche scelte che meriterebbero di essere rilette e spiegate.
Una ricostruzione relativa al 1988 ricorda, per esempio, una clamorosa divisione all’interno dell’amministrazione provinciale sull’opportunità di costituirsi parte civile in un processo per inquinamento contro l’ACNA. Tra coloro che non erano favorevoli alla costituzione della Provincia viene indicato proprio l’allora presidente Guido Bonino.
Ed è proprio questo che renderebbe la sua testimonianza ancora più interessante.
Perché assunse quella posizione?
La confermerebbe oggi?
Quando comprese che l’esperienza industriale dell’ACNA era arrivata al capolinea?
Quali pressioni politiche, economiche e occupazionali subivano allora gli amministratori della Val Bormida?
Quanto sapevano realmente gli enti locali dell’inquinamento prodotto dallo stabilimento?
E ancora: la bonifica realizzata dopo la chiusura può essere considerata sufficiente oppure esistono ancora questioni che, secondo lui, non sono state definitivamente risolte?
Queste sarebbero domande interessanti.
Molto più interessanti, probabilmente, del sapere chi abbia scritto personalmente il comunicato del circolo PD di Cengio.
E poi c’è l’inceneritore
Ma ci sarebbe soprattutto un’ultima domanda da porre a Guido Bonino.
Forse oggi la più importante.
Dopo avere vissuto la storia dell’ACNA, cosa pensa dell’ipotesi di realizzare proprio in Val Bormida il futuro inceneritore ligure?
Una domanda che assume un significato particolare perché tra le aree entrate nel dibattito sul futuro impianto compare anche quella dell’ex ACNA di Cengio.
Chi ha attraversato politicamente e amministrativamente quella stagione potrebbe avere qualcosa da raccontare anche alle generazioni che oggi sentono parlare dell’ACNA quasi esclusivamente come di un’area industriale da recuperare.
Perché prima di decidere che cosa mettere domani in Val Bormida bisognerebbe ricordarsi molto bene che cosa vi è stato messo ieri e quale prezzo il territorio abbia pagato.
Meno Facebook, più memoria
Mirri ha tutto il diritto, come consigliere provinciale, di chiedere documenti e monitoraggi.
Dotta ha altrettanto diritto di ricordare che il Comune di Cengio non possiede da solo la bacchetta magica per obbligare tutti gli altri soggetti istituzionali e privati a concludere una vicenda lunga decenni.
E il PD ha diritto di pretendere trasparenza.
Ma se il risultato finale diventa soltanto stabilire chi abbia fatto meno negli ultimi otto anni, allora stiamo osservando l’ACNA dal buco della serratura.
La storia è infinitamente più grande.
Ha attraversato la Prima Repubblica, il movimento ambientalista, il mondo operaio, le amministrazioni locali, la Provincia, due Regioni e diversi governi nazionali.
Forse sarebbe il momento di recuperare anche la memoria dei protagonisti di allora, compresi quelli le cui scelte possono essere discusse e criticate.
Per questo lanciamo pubblicamente un invito a Guido Bonino.
Se qualcuno che lo conosce leggerà questo articolo, glielo faccia avere.
Ci piacerebbe conoscere la sua ricostruzione della vicenda ACNA, senza sconti e senza agiografie: gli anni della fabbrica, le battaglie sull’inquinamento, le responsabilità della politica, la chiusura, la bonifica e ciò che secondo lui resta ancora da fare.
E, già che ci siamo, vorremmo rivolgergli un’ultima domanda.
Onorevole Bonino, dopo tutto quello che Cengio e la Val Bormida hanno vissuto con l’ACNA, lei oggi costruirebbe un inceneritore in questa valle?
Una risposta di chi quella storia l’ha vissuta potrebbe essere più utile di dieci comunicati stampa.






