Vincoli vecchi, leggi che devono arrivare e progetti concentrati sempre negli stessi territori: la transizione energetica ligure resta ferma.
La Liguria deve installare oltre 1.000 megawatt di rinnovabili entro il 2030.
Oggi è ferma a circa 200. Il resto è bloccato tra vincoli, ricorsi e burocrazia.
La Regione punta sulla futura legge delle aree idonee, promessa per metà aprile: dovrebbe individuare dove costruire e velocizzare le autorizzazioni. Ma, per ora, tutto resta fermo. Le aziende aspettano, i territori protestano.
Nel frattempo pesa il vincolo Ani-Ma, basato su un piano del 1990: aree da preservare che oggi coprono gran parte del territorio. Il risultato è paradossale: progetti validi dal punto di vista tecnico vengono bocciati per incompatibilità paesaggistica.
E mentre si blocca quasi tutto, i progetti continuano a concentrarsi in provincia di Savona, con la Val Bormida sempre più sotto pressione.
Emblematico il caso dei progetti eolici tra Isola del Cantone e Voltaggio: due impianti da 18 megawatt ciascuno che, secondo i comitati, sarebbero in realtà un unico parco da 36 megawatt. A complicare tutto, una strada da allargare e circa 100 terreni coinvolti, alcuni con usi civici medievali legati ai marchesi Spinola.
Le associazioni contestano le procedure, l’azienda replica parlando di interesse pubblico e precedenti favorevoli.
Ne nasce una guerra silenziosa tra comitati, enti locali e società energetiche, combattuta tra sentieri, carte catastali e norme vecchie di decenni.
La domanda, ormai, è semplice: la Liguria vuole davvero le rinnovabili?
Perché così si ottiene solo un risultato: bloccare tutto… tranne ciò che finisce sempre negli stessi territori.
La nuova legge arriverà. Forse sbloccherà qualcosa.
Ma il nodo resta politico: senza una strategia chiara, la transizione energetica rischia di restare ferma.
E, ancora una volta, a pagare è sempre lo stesso territorio.






