Tra voti che potrebbero cambiare destinazione, vecchie rivalità e indiscrezioni su futuri cambi di casacca, la partita per Palazzo Nervi sembra intrecciarsi con quella delle prossime elezioni regionali. E torna anche il caso delle nomine in TPL. Ma quanto c’è di politica e quanto di accordi personali?
A Savona le elezioni provinciali si terranno il 22 novembre. I cittadini, però, non saranno chiamati alle urne: a scegliere presidente e consiglieri provinciali saranno sindaci e consiglieri comunali. È il meccanismo delle elezioni di secondo livello, previsto dalla legge.
Ed è proprio in questo particolare sistema elettorale che si inseriscono le indiscrezioni sulle trattative politiche di queste settimane.
Perché quando a votare sono poche centinaia di amministratori, ogni voto può diventare prezioso, ogni alleanza può pesare e ogni rivalità personale può trasformarsi in una questione politica.
Al centro delle voci che circolano negli ambienti del centrodestra savonese ci sono tre protagonisti: Massimo Arecco, esponente di Fratelli d’Italia e candidato al Consiglio provinciale, Filippo Marino, coordinatore provinciale del partito e Alessandro Bozzano, consigliere regionale di Noi Moderati.
Sullo sfondo, un quarto nome: Angelo Vaccarezza, storico protagonista della politica savonese, da tempo in rapporti tutt’altro che idilliaci con Bozzano.
Arecco, il problema dei voti e l’ombra di Alassio
Secondo le indiscrezioni raccolte, la candidatura di Massimo Arecco incontrerebbe un ostacolo proprio all’interno del centrodestra.
Ad Alassio, infatti, alcuni consiglieri non sarebbero intenzionati a sostenerlo, dopo l’esclusione dalla candidatura della consigliera alassina Giannotta.
Per questo Arecco dovrebbe cercare altrove i consensi necessari alla propria elezione.
Ed ecco che, secondo le stesse voci, entrerebbe in scena Alessandro Bozzano.
Il consigliere regionale di Noi Moderati potrebbe favorire la convergenza su Arecco di una parte dei voti riconducibili alla propria area politica.
Un sostegno che, qualora si concretizzasse, rappresenterebbe un interessante esempio di alleanza trasversale all’interno della stessa coalizione.
Arecco candidato di Fratelli d’Italia, ma con una possibile spinta decisiva proveniente da Noi Moderati.
Non sarebbe necessariamente un’anomalia: nelle elezioni provinciali gli accordi tra amministratori e forze politiche sono consentiti. La questione è capire se si tratti di una convergenza su un progetto amministrativo oppure di un’intesa legata ad altri equilibri politici.
Bozzano e Marino: un’intesa che guarderebbe già alle regionali
La seconda indiscrezione è politicamente ancora più interessante.
Il possibile sostegno di Bozzano ad Arecco non sarebbe, secondo quanto si racconta, privo di una prospettiva futura.
In cambio, il consigliere regionale potrebbe ottenere un appoggio politico in vista delle prossime elezioni regionali.
Si parla persino di un suo possibile passaggio a Fratelli d’Italia (chissà come la prenderebbe Invernizzi?)
Bozzano, del resto, ha già dimostrato di sapersi muovere tra differenti esperienze politiche. Nel gennaio 2026, insieme a Giovanni Boitano, ha dato vita al gruppo regionale di Noi Moderati, lasciando la precedente collocazione civica nella maggioranza di centrodestra.
Un eventuale ingresso in Fratelli d’Italia sarebbe quindi un ulteriore cambiamento significativo.
E qui si inserisce Filippo Marino.
Secondo le indiscrezioni, i rapporti tra Marino e Bozzano sarebbero consolidati anche da frequentazioni personali e dalla comune passione per la caccia. Si parla inoltre di buoni rapporti tra Bozzano e il senatore Matteo Rosso, figura di riferimento ligure di Fratelli d’Italia.
Naturalmente, amicizie e passioni condivise non dimostrano l’esistenza di accordi politici. Ma, se le indiscrezioni sulla convergenza elettorale trovassero conferma, sarebbe legittimo domandarsi quale ruolo abbiano avuto questi rapporti nella costruzione dell’intesa.
La domanda diventerebbe allora molto semplice: si sta scegliendo chi debba rappresentare il territorio in Provincia oppure si stanno preparando le alleanze per le prossime elezioni regionali?
Il precedente TPL: una nomina che riporta al centro il nome di Marino
C’è poi un altro capitolo che merita attenzione: quello del nuovo Consiglio di amministrazione di TPL Linea.
L’11 agosto 2026 è stato nominato nel CdA Gabriele Marino Noberasco, figlio del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Filippo Marino Noberasco.
Un particolare temporale è significativo: il 25 luglio Filippo Marino Noberasco era stato eletto coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, ottenendo 217 voti contro i 96 dello sfidante Cristian De Vecchi. Poco più di due settimane dopo, il figlio entrava nel Consiglio di amministrazione della società di trasporto pubblico.
Una coincidenza temporale che aveva già suscitato interrogativi politici.
Secondo le indiscrezioni oggi raccolte, dietro quella nomina vi sarebbe stata anche un’intesa tra Bozzano e Marino.
Prima una nomina in una società pubblica. Adesso un possibile sostegno elettorale per un candidato provinciale. Domani, forse, nuovi equilibri in Regione.
Tre passaggi che potrebbero essere indipendenti oppure avere un collegamento politico.
E Vaccarezza? Il rivale che ritorna sempre
In questa ricostruzione non poteva mancare Angelo Vaccarezza.
La rivalità politica tra Vaccarezza e Bozzano non è soltanto una voce di corridoio. È emersa pubblicamente in diverse occasioni.
Nell’agosto scorso, per esempio, Bozzano aveva rivolto una polemica stoccata al consigliere di Forza Italia in occasione delle celebrazioni per i 130 anni dalla nascita di Sandro Pertini. E la stampa aveva già segnalato precedenti frizioni tra i due.
Secondo le indiscrezioni, tanto la precedente intesa ipotizzata sulle nomine TPL quanto quella che potrebbe concretizzarsi per Arecco avrebbero anche l’effetto di ridimensionare il peso politico di Vaccarezza
Del resto, nelle elezioni provinciali la competizione non è soltanto tra centrodestra e centrosinistra.
Esiste anche una partita interna alle coalizioni, nella quale ciascuna componente cerca di conservare o aumentare la propria rappresentanza.
E un voto dato a un candidato anziché a un altro può cambiare i rapporti di forza ben oltre Palazzo Nervi.
La Provincia, intanto, aspetta
Mentre la politica discute di candidature e cerca convergenze, sul tavolo della Provincia restano questioni che riguardano direttamente la vita dei cittadini.
Le strade provinciali da mantenere, gli edifici scolastici da gestire, la pianificazione territoriale, i trasporti e le delicate questioni ambientali che interessano soprattutto la Val Bormida.
Sono questi i temi sui quali dovrebbe misurarsi la capacità di chi aspira a sedere in Consiglio provinciale.
Eppure, nelle indiscrezioni che accompagnano questa campagna elettorale, si sente parlare soprattutto di voti da spostare, candidati da sostenere, rivalità da regolare e futuri assetti di partito.
Non è una prova che gli amministratori trascurino i problemi del territorio. È però una ragione in più per chiedere che alle trattative politiche si accompagnino programmi, impegni e criteri di scelta pubblicamente conoscibili.
Il vero problema: i cittadini restano fuori dalla stanza
La vicenda Arecco-Bozzano-Marino, se le indiscrezioni trovassero conferma, porrebbe una questione che va ben oltre i singoli protagonisti.
Chi decide davvero gli equilibri politici della Provincia? Gli amministratori chiamati a votare oppure i dirigenti di partito che costruiscono preventivamente le alleanze?
E soprattutto, quali impegni vengono assunti quando si concorda il sostegno a un candidato?
La politica è fatta anche di mediazioni, trattative e compromessi. Non c’è nulla di illegittimo nel cercare alleanze, neppure quando attraversano le diverse componenti della stessa coalizione.
Ma la trasparenza dovrebbe essere una regola, soprattutto quando le scelte riguardano istituzioni pubbliche.
Perché il rischio delle elezioni di secondo livello è proprio questo: che il cittadino, già escluso dal voto diretto, finisca per conoscere soltanto il risultato finale di decisioni maturate lontano dal confronto pubblico.
Il 22 novembre sapremo chi sarà stato eletto. Sarebbe utile sapere, prima di allora, anche quali accordi politici abbiano accompagnato quelle elezioni.
Altrimenti continueremo ad assistere a un curioso spettacolo: i cittadini fuori dalla sala, mentre dentro si decidono gli equilibri del potere locale.
E alla fine, quando si aprirà la porta, verrà loro comunicato che tutto è stato fatto nell’interesse del territorio.
Un interesse che, almeno nelle trattative raccontate dalle indiscrezioni, rischia di essere l’unico a non avere un posto al tavolo
