Elezioni in Veneto, Puglia e Campania: tutto immobile, tranne l’astensionismo. E ormai vota solo chi ha un interesse personale

Le elezioni in Veneto, Puglia e Campania hanno confermato quello che ormai è il nuovo rito italiano: si vota, si contano le schede, i partiti si dichiarano tutti vincitori… ma la realtà è immobile.
Gli equilibri politici non cambiano, le maggioranze restano le stesse, le opposizioni pure.
L’unico dato che cresce — e che nessuno vuole guardare in faccia — è l’astensionismo.

Il vero vincitore: chi non va alle urne

L’affluenza scende ancora. Anche di fronte a campagne elettorali aggressive, scandali, promesse, emergenze: niente smuove più gli italiani.
Metà del Paese ha ormai voltato le spalle al voto.

E c’è un fatto che molti fingono di non vedere:
oggi a votare non ci va sempre di meno “il cittadino”, ci va solo“l’interessato”.

Chi vota ancora?

  • chi ha bisogno di qualche favore;
  • chi spera in una raccomandazione per un figlio;
  • chi vuole mantenere un rapporto con il politico locale;
  • chi fa parte di una rete di comitati, associazioni o “cerchi magici” che vivono di fondi pubblici (un esempio lampante a Savona)
  • chi teme di perdere un posto, un incarico, un contributo.

Il voto libero e disinteressato, quello del cittadino che crede nel cambiamento, è diventato una rarità.

Oggi la cabina elettorale è popolata quasi solo da chi ha qualcosa da chiedere o da difendere.

Un sistema che si regge sul vuoto

Il paradosso è impressionante:
i risultati sembrano stabili… solo perché a votare è rimasto il pubblico più fedele, più dipendente o più coinvolto.

Le grandi masse critiche — lavoratori in difficoltà, giovani precari, ceti medi impoveriti — non ci credono più e restano a casa.

Il sistema politico appare solido
perché si appoggia sul vuoto.

La politica, intanto, guarda altrove

Il centrodestra pensa a cambiare la legge

Di fronte a un Paese che non vota più, la risposta del centrodestra è tecnico–istituzionale:
nuove regole, premi di maggioranza, rafforzamento dell’esecutivo.
Come se il problema fosse il meccanismo, non la fiducia dei cittadini.

Il centrosinistra guarda al futuro demografico

Il centrosinistra, invece, vede nei prossimi anni un bacino elettorale potenzialmente favorevole:
quello degli immigrati stabilizzati, dei nuovi cittadini nati in Italia, di una società sempre più multiculturale.

Convinto che, quando questo nuovo elettorato potrà votare, potrà spostare gli equilibri.

Il punto che nessuno vuole affrontare

Né destra né sinistra si pongono la domanda essenziale:

Che democrazia diventa un Paese dove votano solo gli interessati?
Dove la partecipazione si riduce a reti di fedelissimi, assistiti e clientelari?
Dove il consenso è sempre più “di scambio”, mai di convinzione?

La politica continua a celebrare le sue vittorie, ma dovrebbe chiedersi un’altra cosa:
quante delle persone che non votano più torneranno mai a farlo?

Conclusione: l’Italia non è ingovernabile, è disaffezionata

Veneto, Puglia e Campania lo confermano:
non è cambiato niente, e niente cambierà finché la metà del Paese resterà fuori dalle urne.

La vera sfida per il futuro non è vincere le elezioni,
ma riconquistare gli italiani che non credono più a nulla — e che, oggi, lasciano la politica nelle mani di chi ha un interesse personale.

Una democrazia senza popolo votante diventa un guscio vuoto.
L’Italia ci sta entrando, passo dopo passo, elezione dopo elezione.

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