L’incontro tra il presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio rilancia ancora una volta il tema del porto di Savona-Vado e del suo retroporto, un nodo strategico per lo sviluppo del territorio.
Quando si parla di retroporto savonese, però, è importante partire da una realtà geografica ed economica evidente: il retroporto naturale di Savona è la Val Bormida, un’area che per posizione, collegamenti e tradizione produttiva rappresenta da sempre la naturale estensione logistica del porto.
Non è la prima volta che si immaginano soluzioni alternative. In passato, durante la presidenza dell’Autorità portuale guidata da Rino Canavese, si era guardato a Tortona come possibile retroporto del sistema savonese. Una prospettiva che aveva sollevato dubbi proprio perché rischiava di ridurre le opportunità di sviluppo per l’entroterra della provincia.
Oggi il dialogo tra Piemonte e Liguria può rappresentare un’opportunità importante di collaborazione tra territori — resta però aperta la domanda sul futuro della Carcare-Predosa — ma senza dimenticare il ruolo centrale che la Val Bormida può e deve avere in questo sistema logistico integrato. Più che una sostituzione, la sfida dovrebbe essere quella di una complementarità tra territori, capace di valorizzare le specificità locali.
Resta però una preoccupazione diffusa nel territorio: la sensazione che Provincia e Regione continuino a considerare la Val Bormida come lo spazio dove collocare ciò che altrove non si vuole, dalle infrastrutture più impattanti agli impianti potenzialmente inquinanti, come nel caso dell’ipotesi dell’inceneritore. Una visione che rischia di ridurre l’entroterra a semplice area di compensazione, anziché riconoscerne il ruolo strategico nello sviluppo del sistema porto-retroporto.
La Val Bormida, invece, non può essere vista soltanto come un’area marginale o di servizio, ma come un territorio con potenzialità di sviluppo logistico, infrastrutturale e anche turistico, capace di creare occupazione e nuove prospettive economiche per l’intera provincia di Savona.
Savona, storicamente, si trova spesso in una posizione complessa e debole negli equilibri regionali, tra la centralità di Genova e il rapporto economico con il Piemonte. Proprio per questo diventa fondamentale che la Provincia sappia sostenere una visione di sviluppo che tenga insieme porto, entroterra e sostenibilità.
Il presidente Olivieri, nel confronto con Piemonte e Regione Liguria, avrebbe l’occasione di rafforzare questo ruolo, valorizzando la Val Bormida come parte integrante del sistema porto-retroporto savonese e difendendone le prospettive di crescita. Invece il dibattito continua a ruotare attorno all’ipotesi dell’inceneritore.
Perché il futuro del porto di Savona non può prescindere dal futuro del suo entroterra. E in questo disegno, la Val Bormida resta la sua naturale piattaforma logistica. Peccato che Provincia e Regione facciano spesso finta di non saperlo.
l vero punto non è stabilire se il Piemonte possa collaborare con il sistema portuale ligure — collaborazione che può essere utile e persino necessaria — ma decidere quale ruolo si vuole dare alla Val Bormida nello sviluppo della provincia di Savona.
Un territorio che per troppo tempo ha pagato il prezzo delle scelte industriali della costa non può essere ricordato solo quando si tratta di collocare impianti scomodi o infrastrutture impattanti. La Val Bormida deve diventare parte della soluzione, non il luogo delle compensazioni.
Se la politica locale vuole davvero parlare di sviluppo, deve partire da qui: rafforzare il legame tra porto ed entroterra, investire nelle infrastrutture utili al territorio e costruire un modello di crescita che non scarichi sempre i costi sulle stesse comunità.
Perché il futuro del porto di Savona non si gioca solo sulle banchine, ma anche nelle vallate dell’entroterra. E ignorarlo, ancora una volta, sarebbe un errore che questo territorio non può più permettersi.






