
Sull’inceneritore in Val Bormida arriva finalmente una presa di posizione anche dal mondo agricolo. Anzi, ne arrivano due. Ed è proprio il confronto tra le parole della CIA savonese e quelle della CIA piemontese a raccontare più di mille convegni il clima politico che si respira attorno all’inceneritore.
Da una parte la posizione netta, quasi senza appello, della Confederazione Italiana Agricoltori di Cuneo. Dall’altra quella molto più prudente – qualcuno direbbe diplomatica – della CIA Savona. Due approcci completamente diversi davanti allo stesso problema.
Il presidente provinciale savonese Sandro Gagliolo non arriva a dire “no” all’impianto. Parla di “assolute garanzie ambientali”, di tecnologie avanzate capaci di evitare emissioni inquinanti, di tutela delle produzioni agricole e del territorio. Una posizione che lascia aperta una porta: se l’impianto fosse sufficientemente sicuro allora il dibattito potrebbe restare aperto….leggi
Qualcuno gli dica che un impianto così non esiste
Una linea che appare molto diversa da quella espressa dal presidente di CIA Cuneo Marco Bozzolo, che invece usa parole durissime: “ferma contrarietà”, “territorio tradito”, “aree interne considerate territori di serie B”. Qui non c’è spazio per il condizionale o per le formule tecniche. C’è un no politico, ambientale e territoriale molto chiaro….leggi
Ed è curioso che la posizione più dura arrivi proprio dal Piemonte, cioè da un territorio che formalmente non dovrebbe neppure ospitare l’impianto. Mentre in provincia di Savona, dove l’inceneritore rischia concretamente di essere costruito, prevale una cautela quasi istituzionale.
La CIA piemontese entra nel merito di tutto ciò che molti amministratori locali evitano accuratamente di affrontare: il traffico dei camion da Genova verso la Val Bormida, il rischio di nuove penalizzazioni per le aree interne, la vicinanza ai territori Unesco di Langhe e Roero, le inversioni termiche, le ricadute sulle produzioni agricole e perfino il sospetto che si voglia “nascondere” l’impianto lontano dalla costa e dai grandi centri urbani.
Una critica che colpisce nel segno: se davvero l’inceneritore serve soprattutto a smaltire i rifiuti dell’area genovese, perché portarlo in una valle agricola già martoriata dalla storia industriale dell’Acna?
Ed è qui che emerge la differenza più evidente tra le due posizioni. La CIA Cuneo ragiona in termini di identità territoriale e modello di sviluppo. La CIA Savona invece sembra restare ferma dentro un linguaggio tecnico-burocratico, quasi temendo di esporsi troppo.
Ma la Val Bormida non è un laboratorio teorico. È un territorio che da decenni convive con bonifiche incomplete, diffidenza, spopolamento e promesse di rilancio mai mantenute. Per questo molti cittadini faticano ormai a fidarsi delle rassicurazioni tecnologiche e delle formule prudenti.
Perché ogni volta la storia sembra ripetersi: prima arrivano gli “assoluti controlli”, poi le “massime garanzie”, poi gli “impianti modernissimi”. E infine resta il territorio a pagare il conto.
La sensazione è che il Piemonte abbia già capito perfettamente quello che una parte della politica savonese continua ancora a non voler vedere.






