Dopo il trionfo dei biancoblù si fa vivo l’assessore Rossello con l’ennesima promessa

“Rifaremo lo stadio, subito il progetto”

L’entusiasmo per il salto di categoria del Savona Calcio, fresco vincitore del torneo di Prima Categoria, ha scatenato una nuova ondata di speranza (e qualche déjà vu) tra i tifosi e la cittadinanza. Dopo la festa in via Mistrangelo ecco riemergere dal silenzio l’assessore allo sport Francesco Rossello, pronto a cavalcare il momento:
“Il Savona tornerà ad allenarsi e a giocare al Bacigalupo”, ha annunciato con tono solenne.

Ma la domanda sorge spontanea: sì, ma quando?

L’assessore ha una risposta, come sempre: ottobre 2026 per l’inizio dei lavori, con l’obiettivo di concluderli per la stagione 2027-28. Naturalmente, a patto che la Regione mantenga le promesse – promesse che, giova ricordarlo, rimbalzano come palloni sgonfi da anni nelle stanze della politica, con il Presidente della Regione Marco Bucci in versione “sponsor istituzionale”.

Nel frattempo, il Savona Calcio – quello vero, che gioca e vince – probabilmente traslocherà al Chittolina di Vado, con il benestare del presidente del Vado Calcio. Una soluzione temporanea? Un altro trasloco che rischia di diventare permanente?

Ma a guardare con maggiore disincanto c’è chi, allo stadio Bacigalupo, ci ha messo soldi veri, fatica e un pizzico di incoscienza imprenditoriale: i gestori del bar interno, che hanno raccolto la sfida di ristrutturare un locale morente sulla base di una promessa chiara, precisa, ribadita più volte: “Il Savona tornerà a casa”. Un ritorno che sembrava imminente, tanto da giustificare investimenti, contratti, speranze.

Oggi, a distanza di mesi, quelle promesse sembrano più simili a un miraggio nella nebbia burocratica, mentre i gestori si ritrovano con un’attività rimessa a nuovo, ma senza quel flusso di tifosi e partite che doveva rappresentare l’anima (e il sostegno economico) del progetto. Più che imprenditori, sembrano comparse in una recita dal copione riscritto ogni stagione, dove il calcio è solo una scenografia e la politica il vero spettacolo.

C’è poi il nodo della convenzione vigente fino al 2028, che affida la gestione dell’impianto a una società composta da Amatori Calcio e Savona Rugby. Una realtà che ha investito, lavorato, e creduto nel rilancio dello stadio quando nessuno lo faceva. E ora? Il rischio, neanche tanto velato, è che le nuove promesse politiche possano ignorare gli impegni presi in precedenza.

Insomma, ancora una volta il calcio savonese viene usato come leva mediatica e pretesto elettorale. E mentre i biancoblù festeggiano sul campo, la politica festeggia… con i comunicati stampa.

Nel frattempo, ai tifosi non resta che tifare e incrociare le dita. Perché se il Savona è salito di categoria, la politica del “faremo” è sempre in zona retrocessione

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