Ci sono voluti quasi trenta giorni dal Ferragosto dell’incidente per sentire una voce unitaria (più o meno) dell’opposizione: “Elisa Di Padova si deve dimettere”. Lo dicono i capigruppo Fabio Orsi, Manuel Meles, Maurizio Scaramuzza, Pietro Santi e Massimo Arecco. Bene, bravi, bis. Peccato che il comunicato arrivi come un treno regionale: in ritardo. E, dettaglio non proprio marginale, due consiglieri non hanno firmato: Aschei e Schirru.
Il fatto lo conosciamo tutti da settimane: notte di Ferragosto: caduta in scooter all’altezza della rotonda delle Officine, tasso alcolemico 1,9 g/l (quasi quattro volte il limite). La bambina, intubata e portata al Gaslini, per fortuna sta bene. Sul piano amministrativo, patente ritirata e il resto lo stabiliranno i codici. Sul piano politico, invece, silenzio. Lunghissimo.
Oggi arriva Il comunicato dell’opposizione: giusto nel merito, tardivo nel tempo
La minoranza oggi scopre l’ovvio: ruoli pubblici come vicesindaco e assessore all’Istruzione e Politiche giovanilirichiedono credibilità, autorevolezza, esempio. Vero. Ma questo era vero anche 25 giorni fa. In mezzo, abbiamo ascoltato cori di solidarietà (doverosi) e una melodia di attesa (meno doverosa) con il ritornello: “Vediamo, valutiamo, aspettiamo”.
Intanto l’anno scolastico bussa e le pratiche “non rimandabili” affollano la scrivania di chi, formalmente, dovrebbe essere al timone “a pieni ritmi”.
Nel frattempo, da Palazzo Sisto: “riserbo assoluto”. Dalla galassia PD locale: imbarazzi e distinguo. Tutti attendono che la soluzione scenda dal cielo come un’ordinanza meteo: “variabile, con schiarite”. Ma qui la variabile non è il clima: è la responsabilità politica.
Se davvero “la scelta spetta a lei”, come qualcuno continua a ripetere, allora a che serve una maggioranza? E un partito? A commentare o a decidere?
Questione etica e istituzionale (non giudiziaria)
La legge non impone le dimissioni oggi. Ma chi governa non è tenuto solo a non delinquere: è tenuto a dare l’esempio. E quando l’esempio vacilla, si fa un passo di lato in fretta, per proteggere l’istituzione, i cittadini e — nel caso specifico — scuola, famiglie e giovani a cui ci si rivolge ogni giorno dalle deleghe più sensibili di una città.
Nel frattempo, Savona aspetta una decisione chiara, non l’ennesimo rinvio. Perché le città non si governano con i comunicati in ritardo e i silenzi opportunisti, ma con gesti rapidi, coerenti e trasparenti. E qui, di rapido, per ora, abbiamo visto solo lo scorrere del calendario.






