«Documenti incompleti, criticità gravi e PEF inesistente»
La Provincia di Savona ha messo un punto fermo sulla vicenda della discarica del Boscaccio: la proposta di finanza di progetto avanzata da Ecosavona S.r.l. viene respinta.
Una decisione pesante, formalizzata dal Presidente Pierangelo Olivieri con il decreto n. 308 del 5 dicembre 2025, che chiude un procedimento durato più di un anno e costellato – come riportato dagli uffici stessi – da ritardi, lacune documentali e criticità mai risolte.
Il progetto: ampliamento e revamping del TMB
Ecosavona aveva proposto un piano molto ambizioso:
- ampliamento “Fase 1” e realizzazione dell’ampliamento “Fase 2” della discarica per rifiuti non pericolosi;
- revamping dell’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB);
- ripristino ambientale e gestione post-operativa trentennale.
Un’operazione da mettere in gara tramite project financing, sostenuta da una pronuncia VIA favorevole regionale già ottenuta nel 2023. Ma il nodo non stava nella compatibilità ambientale bensì nella completa inadeguatezza della proposta economico-finanziaria e nella carenza di documenti essenziali, come rilevato dagli uffici tecnici della Provincia.
Un anno di richieste inevase
Dal giugno 2024 alla fine del 2025 gli uffici provinciali hanno chiesto più volte integrazioni, chiarimenti, atti notarili, aggiornamenti contabili, dati sul personale, documentazione ARERA, nuovi PEF.
Secondo quanto riportato nel decreto, Ecosavona non ha mai risposto pienamente, producendo solo parte dei documenti e comunque fuori tempo massimo.
Di fronte all’ennesimo rinvio, la Provincia ha fissato una scadenza ultima al 10 settembre 2025, ribadendo che senza i documenti avrebbe concluso negativamente l’istruttoria.
Le criticità principali: un PEF “di massima” e il tentativo di caricare il subentro sugli appaltatori
Dalla relazione del Responsabile del Procedimento emerge una lista di criticità che, da sole, sarebbero bastate per respingere la proposta. Eccone le principali:
- Piano Economico Finanziario inadeguato
Il PEF – cardine di ogni project financing – era, testualmente, solo una previsione di massima, per stessa ammissione del proponente.
Ecosavona ha inoltre dichiarato che il PEF sarebbe aggiornabile solo dopo una revisione del PAUR regionale non ancora avviata: impossibile quindi per la Provincia valutare la sostenibilità economica del progetto.
- Valore di subentro fuori legge
Nella bozza di convenzione, Ecosavona inseriva un “valore di subentro” comprensivo:
- dell’intero attivo patrimoniale della società,
- di un importo per “avviamento commerciale”.
La Provincia ricorda che nel settore regolato, per legge e secondo ARERA, non esiste l’avviamento e che il valore di subentro deve essere determinato dall’ente pubblico, non dalla società privata.
Una pretesa giudicata illegittima e distorsiva della concorrenza
- Mancati aggiornamenti sugli accantonamenti post-operativi
Non sono stati forniti dati aggiornati sugli accantonamenti per la chiusura e la gestione post-operativa della discarica, informazione indispensabile per capire gli oneri futuri da trasferire a un eventuale concessionario.
- Documentazione mancante su personale e proprietà delle aree
La società ha tardato nel fornire:
- elenco del personale (necessario per la clausola sociale),
- atti notarili completi delle proprietà coinvolte.
Materiale essenziale per verificare persino la titolarità delle aree su cui il progetto dovrebbe insistere.
- Concezione privatistica del servizio pubblico
La Provincia osserva che la proposta sembra impostata come una normale operazione privata, non come una concessione pubblica regolata:
Ecosavona pretendeva persino un indennizzo per “valori immateriali” accumulati negli anni.
La Provincia lo definisce un presupposto non condivisibile e incompatibile con la normativa concessoria.
Il colpo finale: «non siamo in grado di valutare il progetto»
Dopo oltre un anno di istruttoria, l’ente certifica formalmente che:
- mancano i presupposti minimi per una valutazione tecnico-economica,
- il proponente ha dichiarato di non poter presentare un PEF completo,
- l’aggiornamento del PAUR non è mai iniziato.
Conclusione: non esistono le condizioni per approvare la proposta.
Da qui il decreto di rigetto sulla base dell’art. 193 del Codice dei contratti pubblici
Un messaggio politico e amministrativo molto chiaro
Il decreto, al di là degli aspetti tecnici, segna uno spartiacque:
- la Provincia non accetta più piani generici,
- non accetta logiche privatistiche su un servizio regolato,
- non accetta che gli oneri di una discarica ricadano sul futuro concessionario (e quindi sui cittadini) senza dati certi.
È anche un richiamo diretto a Regione Liguria, Comune di Vado Ligure e ARLIR, cui il decreto viene trasmesso per “valutazioni di competenza”.
E adesso? Il futuro del Boscaccio
La bocciatura non chiude la partita:
- la discarica resta un nodo strategico per l’intero ATO rifiuti savonese;
- la necessità di ampliamento o riconversione non scompare;
- il rapporto pubblico-privato sul ciclo rifiuti è sempre più delicato.
Ma il messaggio della Provincia è inequivocabile:
prima vengono trasparenza, dati, legalità e tutela dell’interesse pubblico.
Per la prima volta dopo anni, sul tema discarica si afferma un principio forte:
“Niente progetti senza numeri, niente concessioni senza garanzie.”






