Diarrea? Vai alla Casa della Comunità!

Quando la satira viene battuta dalla realtà

Ci sono notizie che sembrano uscite da un articolo di Lercio. Poi scopri che sono vere e ti rendi conto che Lercio ormai rincorre la realtà con il fiatone.

L’ultima perla arriva dalla comunicazione sanitaria moderna. Su un bel cartellone blu campeggia una domanda semplice e diretta:

“Diarrea? Vai alla Casa della Comunità!”

Una frase che racchiude in poche parole tutta l’evoluzione della sanità italiana degli ultimi decenni.

Quando eravamo bambini funzionava più o meno così: stavi male, chiamavi il medico. Se avevi febbre alta, vomito o una diarrea che non ti lasciava nemmeno il tempo di arrivare in bagno, il medico veniva a casa. Ti visitava, valutava la situazione e, nei casi seri, disponeva il ricovero.

Oggi il percorso è un po’ più moderno.

Prima devi riuscire a prenotare. Poi devi avere uno smartphone. Poi devi scaricare l’app. Poi devi ricordarti la password. Poi devi aspettare che il sistema funzioni. Poi devi sperare che qualcuno legga il messaggio.

E adesso arriva il passo successivo della rivoluzione sanitaria: se hai una diarrea devastante, niente paura. Invece di stare vicino al bagno, ti metti le scarpe, esci di casa, magari prendi l’autobus e raggiungi la Casa della Comunità.

L’immagine è quasi poetica.

Il cittadino che ogni cinque minuti deve interrompere il viaggio per motivi biologici, mentre cerca disperatamente di arrivare alla struttura sanitaria che, secondo il manifesto, lo aspetta a braccia aperte.

È il trionfo della medicina territoriale reinterpretata in chiave sportiva.

Una volta il medico andava dal paziente.

Adesso il paziente deve affrontare una sorta di percorso a ostacoli per dimostrare di meritare la visita.

Anticipiamo  i prossimi slogan:

“Frattura scomposta? Vieni pure a piedi.”

“Attacco di cuore? Ti aspettiamo entro 30 minuti.”

“Perdita di coscienza? Prenota online.”

Naturalmente nessuno mette in discussione l’utilità delle Case della Comunità, nate per alleggerire gli ospedali e avvicinare alcuni servizi ai cittadini. Il problema è che certi slogan, quando vengono letti da una persona normale, producono effetti involontariamente comici.

Perché la diarrea è probabilmente una delle poche patologie che suggeriscono esattamente il contrario di una passeggiata fuori casa.

E così quel manifesto finisce per diventare la metafora perfetta della sanità contemporanea: sempre più digitale, sempre più organizzata, sempre più innovativa, ma a volte sorprendentemente lontana dal buon senso quotidiano.

In fondo il messaggio che molti cittadini leggono tra le righe è semplice:

“Se stai male, arrangiati. E cerca di arrivare fin qui senza incidenti lungo il percorso.”

E la cosa più divertente, o forse più preoccupante, è che non si tratta di una battuta. È un manifesto ufficiale. E questo spiega perché, ormai, la realtà abbia definitivamente superato la satira.

Condividi

Lascia un commento