
Di Tullio non è un politico improvvisato. È stato assessore all’Urbanistica e vicesindaco nelle giunte Berruti, cioè in quella lunga stagione amministrativa che ha lasciato a Savona un bilancio comunale in condizioni drammatiche e una serie di operazioni che definire azzardate è persino generoso. Per non parlare di ATA: un’azienda partecipata che era sana e che, negli anni, è stata trascinata in una crisi profondissima, pagata poi dai cittadini tra disservizi, tariffe e continue emergenze.
Eppure, nell’intervista pubblicata da SavonaNews, di tutto questo non c’è traccia. Nessuna autocritica, neppure una frase del tipo: “abbiamo commesso errori, oggi li riconosco”. Solo la disponibilità a tornare, la dichiarata lealtà alla coalizione e un giudizio complessivamente positivo sull’amministrazione Russo.
È legittimo candidarsi. È legittimo anche aspirare a un assessorato, pur sostenendo formalmente che «uno non si candida a fare l’assessore». Ma allora sarebbe utile maggiore chiarezza. Perché in città circola con insistenza l’ipotesi che Di Tullio possa avere già nel mirino proprio l’Urbanistica: lo stesso assessorato che ha ricoperto nella stagione Berruti. Per ora sono indiscrezioni, non fatti accertati; ma non sarebbe certo un dettaglio secondario.
La sua candidatura sembra avere anche un’altra funzione, meno dichiarata e forse più interessante: il Pd ricandida Marco Russo, ma evidentemente sente il bisogno di affiancargli una figura esperta, capace di pesare nelle decisioni e di rappresentare una sorta di controllore interno. Un cane da guardia, insomma, non dell’opposizione ma della stessa maggioranza. Segno che la fiducia piena nei risultati di questi cinque anni forse non è così granitica.
Di Tullio, del resto, ammette di non essere sempre stato d’accordo con Russo, pur ribadendo di avere di lui un giudizio positivo. Sui rifiuti, ad esempio, riconosce che il passaggio al porta a porta è stato problematico, ma indirizza le responsabilità soprattutto verso Sea-S: come se il Comune, che sceglie, indirizza e controlla il servizio, fosse stato soltanto uno spettatore.
L’ex vicesindaco rivendica di non essere uno yesman. Bene: Savona ha certamente bisogno di confronto e non di consiglieri comunali ridotti a semplici alzatori di mano. Ma il confronto diventa credibile se è accompagnato dalla memoria. Non si può parlare delle imperfezioni di Russo senza interrogarsi sulle macerie politiche e amministrative lasciate dalla precedente esperienza di centrosinistra.
Sulle critiche al centrodestra, invece, Di Tullio coglie un punto reale. La liquidazione politica di Ilaria Caprioglio e il trattamento riservato a Fabio Orsi raccontano di un’area che troppo spesso preferisce risolvere le proprie partite interne invece di costruire un’alternativa credibile per Savona. Orsi, pur con battaglie che possono essere condivise o meno, è stato effettivamente una delle poche voci di opposizione riconoscibili in Consiglio comunale.
Ma proprio per questo Savona merita qualcosa di più della solita partita tra vecchi apparati, rientri eccellenti e candidature di garanzia. Di Tullio può anche essere una risorsa, se lo dimostrerà. Prima, però, sarebbe auspicabile una risposta semplice: che cosa ha imparato dagli anni Berruti, dal dissesto del Comune e dal disastro ATA? Perché senza questa risposta, più che una mano tesa alla città, il suo ritorno rischia di apparire come l’ennesimo giro sulla giostra.
