Ogni estate a Savona si ripete lo stesso copione.
Da una parte gli assessori che annunciano progetti, rilanci, investimenti e visioni strategiche. Dall’altra i cittadini, i commercianti e i turisti che si trovano a fare i conti con una realtà ben diversa: degrado, bivacchi, risse e insicurezza.
La spiaggia libera sotto il Priamar è probabilmente il simbolo più evidente di questa distanza tra propaganda e realtà.
L’assessore Francesco Rossello, dal 2022 a oggi, ha costruito una vera e propria saga amministrativa fatta di promesse sempre rinviate all’anno successivo.
Nel 2022 si parlava di attività sportive imminenti e di una nuova valorizzazione dell’area.
Nel 2023 arrivavano annunci su beach volley, nuovi servizi, presidi costanti e una rinascita del litorale.
Nel 2024 si aggiungevano convenzioni, collegamenti strategici, strutture multifunzionali e grandi prospettive di sviluppo.
Nel 2025 il salto di qualità: project financing, manifestazioni d’interesse, investitori da coinvolgere e la solita frase che ormai accompagna ogni comunicato dell’amministrazione Russo: “siamo pronti”.
Poi è arrivato il 2026. E mentre i savonesi aspettano ancora di vedere qualcosa di concreto, la nuova promessa è diventata addirittura più ambiziosa: “Nei prossimi anni puntiamo ad aumentare…”
Nei prossimi anni.
Non quest’anno. Non la prossima estate. Nei prossimi anni.
Peccato che nel frattempo la cronaca racconti una realtà decisamente meno entusiasmante.
Sabato notte l’ennesima rissa sulla spiaggia libera sotto il Priamar. Persone alterate che si affrontano, un ferito trasportato in ospedale, intervento delle forze dell’ordine e commercianti esasperati.
Le dichiarazioni raccolte dai giornali fanno impressione.
C’è chi chiude il locale prima del previsto per paura di problemi.
C’è chi assume vigilantes privati per garantire la sicurezza dei clienti.
C’è chi denuncia come la spiaggia, dopo il tramonto, si trasformi in un bivacco permanente.
C’è chi lamenta sporcizia, degrado e mancanza di controlli.
Insomma, mentre Palazzo Sisto continua a progettare il futuro, il presente sembra essere stato completamente abbandonato.
La cosa più sorprendente è che il problema non nasce oggi.
Sono almeno quattro anni che cittadini, residenti e operatori economici segnalano la presenza di tende, bivacchi, occupazioni abusive e situazioni di disagio sociale nella zona del Prolungamento e del Priamar.
Quattro anni.
Un periodo più che sufficiente per costruire una strategia seria.
E invece si continua a rincorrere l’emergenza.
L’assessore alla sicurezza Barbara Pasquali ricorda che nel 2025 la Polizia Locale ha effettuato oltre 120 sgomberi di tende.
Un numero impressionante.
Ma proprio quel dato dimostra il fallimento della strategia adottata.
Perché se dopo oltre cento sgomberi il problema si ripresenta identico ogni estate, significa che non si sta risolvendo nulla.
Si sposta semplicemente il problema da una parte all’altra della città.
E qui emerge la vera responsabilità politica dell’amministrazione Russo.
Da una parte si annunciano continuamente grandi progetti turistici, valorizzazioni del waterfront, nuove attrazioni e sviluppo del litorale.
Dall’altra non si riesce a garantire nemmeno che una delle spiagge più importanti della città sia sicura e fruibile nelle ore serali.
Prima di immaginare la Savona del futuro sarebbe forse opportuno occuparsi della Savona del presente.
Perché nessun investitore, nessun project financing e nessuna visione strategica potrà mai sostituire una cosa molto semplice: il diritto dei cittadini di poter passeggiare, fare il bagno o bere un aperitivo senza avere paura.
E dopo quattro anni di annunci, forse i savonesi hanno il diritto di chiedere meno rendering e più risultati.






