Davvero green? Parco eolico sul Monte Camulera, lunedì 5 gennaio incontro pubblico a Osiglia: “Il progetto si può ancora fermare”

Siamo sicuri che i progetti eolici presentati in Valle Bormida siano davvero “green”?
O siamo di fronte all’ennesima operazione che utilizza la transizione ecologica come foglia di fico, dietro cui si nasconde un’occupazione irreversibile del territorio?

La domanda non è ideologica né pregiudiziale. È concreta, urgente e riguarda uno dei contesti ambientali più fragili dell’entroterra ligure.

Un progetto che si può ancora fermare

Lunedì 5 gennaio, alle 20.30, presso l’Imbarcadero di Osiglia, si terrà un incontro pubblico dedicato al progetto del parco eolico sul Monte Camulera, tra Osiglia e Murialdo.

Un appuntamento decisivo perché, come spiegano i promotori dell’incontro, il progetto non è ancora deciso e può essere fermato o ridimensionato, ma solo se si agisce ora, prima della scadenza del 14 gennaio. Dopo quella data, le possibilità di incidere in modo concreto si ridurranno drasticamente.

Durante la serata interverranno tecnici qualificati che illustreranno in modo chiaro e documentato le criticità del progetto, affinché cittadini e amministratori possano decidere con piena consapevolezza.

Sei pale da 200 metri in un territorio fragile

Il progetto prevede l’installazione di sei pale eoliche alte circa 200 metri su un crinale montano, in un contesto boschivo e naturale di straordinaria delicatezza. Non si tratta di un’area marginale o compromessa, ma di un territorio che vive di equilibrio ambientale, identità paesaggistica e turismo legato alla natura.

Le criticità già emerse sono molteplici:

  • vento sporadico e non costante, con produzione energetica incerta

  • sproporzione evidente tra impatto territoriale e benefici reali

  • pale sovradimensionate rispetto alla scala del paesaggio

  • impatto paesaggistico permanente e irreversibile

  • cumulatività con altri impianti e infrastrutture

  • rischi idrogeologici e interferenze con le sorgenti

  • deprezzamento del valore immobiliare

  • danno al turismo e all’identità della Valle

Un insieme di elementi che rende legittima una domanda di fondo: può un impianto così invasivo essere davvero definito sostenibile?

 Eolico sì, speculazione e devastazione NO

Eolico sì, speculazione e devastazione NO.
Sei pale alte 200 metri, collocate sul crinale tra Murialdo e Osiglia, non sono un dettaglio tecnico ma una trasformazione radicale e irreversibile del territorio.

Qui non si parla solo di estetica o di “panorama rovinato”.
Si parla di devastazione di un crinale montano in un’area estremamente delicata dal punto di vista idrogeologico.

Avete idea di cosa comporta intervenire pesantemente su un crinale in un territorio di questo tipo?
Sbancamenti, strade di servizio, fondazioni in cemento armato, movimenti di terra continui.

E soprattutto: avete presente che in quest’area è presente anche una diga?

In un contesto simile, ogni intervento invasivo introduce rischi permanenti, che nulla hanno a che vedere con una transizione ecologica seria e responsabile. Qui il problema non è l’energia rinnovabile in sé, ma dove, come e perché la si produce.

Un impatto che supera i confini regionali

Studi e simulazioni dimostrano inoltre che l’impatto visivo del parco eolico supererebbe i confini comunali e provinciali, arrivando fino al Piemonte. Un elemento che rafforza la fragilità complessiva del progetto in sede di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e che imporrebbe, almeno sulla carta, valutazioni molto più severe e prudenti.

Non contro le rinnovabili, ma contro gli impianti sbagliati

Gli organizzatori dell’incontro dell’8 gennaio sono chiari:
nessuna contrarietà alle energie rinnovabili, ma una netta opposizione a impianti sproporzionati, speculativi e calati dall’alto, che scaricano sul territorio danni certi a fronte di benefici incerti.

Pale alte 200 metri, sempre visibili e spesso ferme, non rappresentano una vera transizione ecologica. Rappresentano piuttosto consumo di territorio mascherato da sostenibilità.

Cosa possono fare cittadini e amministrazioni

Gli strumenti per intervenire esistono, ma il tempo è poco:

  • presentare osservazioni ufficiali nella VIA al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

  • coordinarsi su un testo base condiviso, mantenendo una linea comune

  • fare pressione su Comuni e Regione, che possono esprimere pareri critici, chiedere integrazioni e segnalare incompatibilità con il territorio

Più osservazioni motivate e documentate arrivano, più il progetto si indebolisce.

Informarsi prima, decidere dopo

La Valle Bormida ha già pagato prezzi altissimi in termini ambientali, sanitari e sociali. Continuare a sacrificare il territorio in nome di un “green” a prescindere significa ripetere errori già visti.

Informarsi, partecipare, pretendere valutazioni serie non è ambientalismo ideologico:
è difesa consapevole del patrimonio collettivo.

Perché il territorio non può subire danni certi in cambio di benefici incerti.
E perché la transizione ecologica, se è vera, non passa dall’ennesima devastazione irreversibile

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