Dal turismo al mattone, quarta puntata: NOLI

Dal turismo al mattone

Viaggio nelle operazioni immobiliari  della Riviera

Puntata 4 – Noli, il Comune che cerca di difendere gli alberghi ma non rinuncia alle trasformazioni

Noli il comune

Dopo Varazze, Celle Ligure e Spotorno, il nostro viaggio approda a Noli.

È forse il Comune che, più degli altri, racconta la complessità del rapporto tra turismo e mercato immobiliare.
Da una parte, infatti, l’amministrazione comunale ha introdotto negli strumenti urbanistici norme che puntano a tutelare il patrimonio alberghiero. Dall’altra, anche qui non sono mancate importanti operazioni di riconversione di edifici storici e turistici.
Il principio fissato dal Piano Urbanistico è chiaro: le strutture alberghiere esistenti non possono essere trasformate automaticamente in alberghi residenziali. Eventuali conversioni sono ammesse soltanto in presenza di motivate difficoltà economiche e attraverso specifiche procedure autorizzative. Una scelta che distingue Noli da altri Comuni della Riviera, dove negli anni le trasformazioni sono state molto più estese.

Tra le operazioni più significative figura quella dell’ex Colonia Monzese.

Per decenni l’edificio è rimasto in stato di abbandono. In passato era stata ipotizzata una trasformazione in casa di riposo, ma il progetto è stato accantonato. La scelta definitiva è stata quella della demolizione e della realizzazione di un nuovo complesso residenziale con circa trenta appartamenti, accompagnato da opere di urbanizzazione e dalla sistemazione dell’area circostante.

La trasformazione dell’ex Albergo Ponte Vecchio e dell’ex Albergo Diana in appartamenti residenziali ha rappresentato uno dei casi più discussi a Noli riguardo la riconversione del patrimonio ricettivo. Entrambe le strutture storiche, dopo anni di chiusura e degrado, sono state al centro di iter burocratici per il cambio di destinazione

L’ex storica discoteca Gulliver è stata trasformata in un complesso residenziale di lusso. 26 alloggi in totale, che includono un attico e quattro appartamenti situati al piano terra.

Accanto a queste trasformazioni, Noli guarda anche a nuove forme di ospitalità.

Negli ultimi anni si è parlato del modello “condhotel“, che consente di mantenere la funzione ricettiva di una struttura alberghiera, permettendo allo stesso tempo la vendita o la gestione di una parte degli immobili come unità private. È una formula pensata per favorire gli investimenti senza cancellare completamente la vocazione turistica delle strutture.

Parallelamente emergono anche investimenti che vanno nella direzione opposta rispetto alla trasformazione in residenziale. È il caso del progetto del nuovo Nolita Country Hotel, una nuova struttura ricettiva da 48 posti letto, segnale che nel territorio esistono ancora iniziative orientate ad ampliare l’offerta alberghiera.

Noli, quindi, racconta una storia diversa rispetto a Varazze e Celle Ligure.

Qui non sembra esserci una trasformazione indiscriminata degli alberghi in appartamenti, ma piuttosto una ricerca di equilibrio tra recupero di immobili degradati, tutela della ricettività e sviluppo immobiliare.

Resta però una domanda che accompagnerà tutta questa inchiesta.

Qual è il punto di equilibrio tra la riqualificazione di edifici ormai obsoleti e la salvaguardia del patrimonio alberghiero?

Perché ogni albergo che chiude rappresenta una perdita di posti letto turistici, di occupazione e di servizi. Ma ogni edificio recuperato evita anche l’abbandono e il degrado urbano.

È proprio su questo delicato equilibrio che si giocherà il futuro turistico della Riviera.

L’obiettivo di questa inchiesta non è giudicare la legittimità delle singole operazioni, tutte inserite nei percorsi previsti dalla normativa, ma comprendere come, Comune dopo Comune, stia cambiando il volto della costa savonese.

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