C’è un dato, concreto, nero su bianco, che va detto subito per evitare equivoci.
Nel 2023-2024 è stato firmato un contratto di lunga durata (trentennale) per il recupero dell’immobile del Cottolengo di Celle Ligure.
L’accordo prevede la riconversione in struttura ricettiva, con un progetto orientato al turismo e all’ospitalità accessibile.
Questo è il punto di partenza ufficiale.
E su questo, almeno sulla carta, non ci sono dubbi.
Atto primo: “faremo un hotel”
Poi però comincia la storia che in Liguria conosciamo fin troppo bene.
Si parte sempre così:
- rilancio turistico
- recupero del patrimonio
- nuove opportunità
Nel caso del Cottolengo — e delle ex colonie milanesi — la parola è sempre quella: strutture ricettive.
Una parola rassicurante, quasi anestetica.
Atto secondo: il cantiere (e il silenzio)
Arrivano i lavori, le modifiche, le varianti.
E piano piano il progetto iniziale si allarga, si adatta, cambia pelle.
Senza annunci roboanti.
Senza dire apertamente cosa sta succedendo.
Atto terzo: il mercato decide
E qui entra il vero regista: il mercato immobiliare.
Perché un hotel è un investimento.
Ma gli appartamenti vista mare sono un affare.
E allora il passaggio è noto:
- una parte diventa residence
- poi seconde case
- poi, spesso, tutto cambia destinazione
Il turismo resta nei comunicati.
Il cemento prende forma nella realtà.
Celle Ligure: il precedente che pesa
A Celle Ligure non è fantapolitica.
È già successo:
- ex colonie diventate residenze di pregio
- strutture turistiche trasformate in immobili
Ecco perché oggi il dubbio non è paranoia.
È esperienza.
La questione vera
Qui non si tratta di essere contro il recupero degli immobili.
Si tratta di capire che tipo di territorio si vuole costruire:
- una costa viva tutto l’anno
- o una cartolina abitata solo d’estate
Perché ogni trasformazione di questo tipo sposta l’equilibrio: meno turismo vero, più seconde case.
Il contratto c’è.
Il progetto turistico pure.
Ma in Liguria abbiamo imparato a guardare oltre i titoli.
Perché il problema non è quello che viene annunciato all’inizio.
Il problema è quello che succede dopo.
E troppo spesso, tra un progetto e la realtà, c’è di mezzo una parola che decide tutto: vendere.
Vedremo se anche nel caso del Cottolengo sarà così. Purtroppo la storia, da queste parti, insegna






