
L’avevamo scritto già a dicembre, dopo la cena “natalizia” di Rapallo, nel regno politico dei Bagnasco.
Una tavolata che allora sembrava solo una sfida interna, una prova di forza silenziosa, oggi appare per quello che era davvero: l’anticamera di una guerra aperta dentro Forza Italia ligure.
Da una parte i padroni di casa, Carlo Bagnasco e Roberto Bagnasco.
Dall’altra Claudio Scajola, circondato da fedelissimi e alleati trasversali.
A fare da sfondo, molti esponenti del partito, apparentemente uniti, in realtà già schierati.
All’epoca si parlò di convivialità, di auguri, di dialogo.
Oggi, dopo i nuovi incarichi in Regione, quella cena assomiglia sempre più a una resa dei conti rimandata di qualche settimana.
Le nomine regionali e l’illusione della “condivisione”
Ufficialmente, come ripete Carlo Bagnasco, le scelte sarebbero state “condivise”.
Ma la realtà politica racconta altro.
Forza Italia ottiene più peso nella giunta regionale, è vero. Ma lo ottiene a prezzo di una lacerazione interna che non si vedeva da tempo.
La nomina di Claudia Morich, tecnica e non proveniente dalla militanza, diventa il detonatore: non tanto per il nome in sé, quanto per chi ha gestito la partita.
Il fatto che al tavolo delle trattative ci fossero Scajola e Alberto Cirio, e non il coordinatore regionale ligure, è un dettaglio solo per chi finge di non capire la politica.
Per tutti gli altri è un segnale chiarissimo: il baricentro del potere si è spostato.
Il silenzio che pesa più delle parole
L’episodio della conferenza stampa, con Angelo Vaccarezza che ringrazia Cirio e Scajola ma salta clamorosamente Bagnasco, non è una svista.
È un messaggio.
E quando Bagnasco risponde che “talvolta il silenzio vale più di mille parole”, in realtà certifica il problema: in Forza Italia ligure oggi parlano i gesti, non i comunicati.
Dimissioni, proteste della base genovese, lettere a Tajani, malumori diffusi: altro che partito rafforzato.
Siamo davanti a un partito formalmente unito, ma politicamente diviso.
Scajola valore aggiunto o regista occulto?
Bagnasco rivendica di non essersi mai pentito del rientro di Scajola in Forza Italia, definendolo un “valore aggiunto”.
Ma la domanda che serpeggia nel partito è un’altra: valore aggiunto per chi?
Perché, numeri alla mano, oggi Scajola appare come il vero regista delle dinamiche liguri, mentre la struttura regionale del partito sembra ridotta a ratificare decisioni prese altrove.
E qui torniamo a Rapallo.
Quella cena non era una festa. Era un avvertimento.
Da rivalità interna a guerra di posizione
Oggi non siamo più davanti a una semplice competizione tra correnti.
Siamo di fronte a una guerra di posizione, dove:
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da un lato i Bagnasco difendono il ruolo formale del partito;
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dall’altro Scajola esercita un potere reale, fatto di relazioni, alleanze e controllo dei passaggi chiave.
Le nomine regionali hanno solo tolto il velo.
Forza Italia in Liguria non è sull’orlo della crisi: è già dentro una crisi, mascherata da comunicati rassicuranti e sorrisi di circostanza.
E la domanda non è se esploderà, ma quando e con quali conseguenze.
Perché una cosa, ormai, è chiara:
la cena di Rapallo non è stata un incidente di percorso. È stato l’inizio della guerra.






