Da Genova a Savona: quando la politica non impara (e continua a premiare chi ha fallito)

A Genova l’inchiesta su Amt è esplosa perché la nuova amministrazione di centrosinistra ha trovato una situazione finanziaria pesantissima lasciata in eredità dal centrodestra: conti in rosso, bilanci non trasparenti, omissioni, decisioni tariffarie senza coperture e un patrimonio economico che la stessa azienda giudica “gravemente compromesso”.

Il nuovo CdA, infatti, ha messo nero su bianco una serie di contestazioni durissime alla direttrice generale ed ex presidente Ilaria Gavuglio, nominata dalla giunta Bucci e sospesa per “condotte gravissime”.

La Procura ora vuole capire come si sia potuti arrivare a una situazione tanto degradata durante gli anni del governo di centrodestra.

Fin qui la cronaca.

Ma da questa vicenda emerge un paradosso politico che riguarda da vicino anche Savona: a Genova il centrosinistra denuncia i disastri contabili prodotti dal centrodestra, ma nello stesso tempo nomina  presidente Amt l’ex sindaco di Savona, Federico Berruti, che ha lasciato il bilancio comunale in condizioni disastrose — un “buco” che ai savonesi è costato lacrime e sangue.

E non stiamo parlando di una disputa politica: stiamo parlando dei derivati, quella scommessa finanziaria folle che ha pesato per anni come un macigno sul bilancio di Savona, drenando risorse, imponendo sacrifici, tagli e aumenti delle tasse. Una delle pagine peggiori della storia finanziaria del Comune.

Eppure, invece di essere considerato politicamente responsabile, ora Berruti viene premiato, ricollocato in un altro comune.
Come se la sua gestione savonese  fosse stata un successo.

Il risultato è un cortocircuito evidente: a Genova il centrosinistra mentre denuncia con forza i disastri contabili del centrodestra, che ora finiscono sotto la lente della magistratura, ripesca uno dei protagonisti dei peggiori disastri finanziari locali.

Un cittadino si chiede: com’è possibile condannare gli errori altrui e premiare i propri?

La coerenza non è un optional, soprattutto quando si chiede fiducia ai cittadini. Perché la fiducia si basa su una regola semplice: chi sbaglia non gestisce altro denaro pubblico.

E finché questa regola non diventerà un principio condiviso, continueremo a vedere lo stesso copione: disastri, riciclaggi, nomine discutibili… e alla fine il conto lo pagheranno sempre loro, i cittadini.
Come è successo — e continua a succedere — a Savona e a Genova

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