Da Cavaliere e Lavagna al silenzio di ieri: come è cambiato il sindacato

In merito alle mancate e discutibili dichiarazioni del delegato CISL nell’ultima Commissione, ci sono giunte numerose email e telefonate da parte di lavoratori e cittadini. La maggior parte sottolinea come l’RSU citata non rappresenti affatto la posizione reale dei dipendenti: dopo le recenti elezioni, infatti, sembra aver assunto un ruolo sempre più vicino alla dirigenza, allontanandosi progressivamente dalle istanze concrete del personale.

Molti ci segnalano anche la pessima figura fatta dal sindacato con quelle dichiarazioni. Sarebbe bastato dire, con semplicità e dignità, che il sindacato cerca di fare il possibile per andare incontro alle esigenze della cittadinanza. Una risposta del genere avrebbe riscosso rispetto e consenso.

Il punto più rilevante, però, riguarda un altro aspetto: a partecipare al consiglio non avrebbe dovuto essere un rappresentante sindacale legato a equilibri interni o vicinanze politiche, ma un lavoratore libero da vincoli, in grado di esprimere senza condizionamenti il reale pensiero e le difficoltà quotidiane dei dipendenti.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che non siamo più ai tempi di Luigi Cavaliere e Dario Lavagna: veri sindacalisti, pronti a pagare di persona per aver denunciato ciò che non funzionava in ATA. Uomini che hanno difeso i lavoratori senza piegarsi, con schiena dritta e coerenza. Oggi, purtroppo, i tempi sono cambiati: al posto del coraggio troviamo spesso prudenza, al posto della denuncia silenzi, al posto della rappresentanza autentica una difesa più degli equilibri interni che dei lavoratori.

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