Cresce la preoccupazione tra i lavoratori di SEA-S: “Siamo cittadini come tutti, ma dimenticati”

Preoccupazione, esasperazione e crescente frustrazione: sono queste le parole che oggi raccontano lo stato d’animo dei lavoratori di SEA-S, sempre più in difficoltà nel garantire un servizio essenziale alla comunità.

Ogni giorno questi operatori sono in prima linea, a contatto diretto con i cittadini. Sono loro che garantiscono il decoro urbano, affrontando fatiche fisiche e tensioni quotidiane. Ma, va ricordato, anche loro sono cittadini: pagano la TARI, vivono negli stessi quartieri che servono, subiscono gli stessi disagi e — come se non bastasse — devono sopportare spesso anche insulti e frustrazione riversati loro addosso da utenti esasperati.

Da mesi denunciano il caos che regna nella gestione del nuovo sistema di raccolta porta a porta. Una rivoluzione annunciata con toni trionfalistici, che però si sta rivelando un boomerang per il servizio e per chi lo assicura ogni giorno.

Mancano i mezzi, manca il personale.
I turni di lavoro e i percorsi di raccolta vengono assegnati senza criterio, spesso improvvisati o, peggio, lasciati all’autogestione dei singoli operatori. Mezzi vecchi o insufficienti, cambi di programma all’ultimo minuto e comunicazioni tardive o contraddittorie aggravano la situazione. Il risultato? Un clima di costante confusione che rende il lavoro più pesante e, inevitabilmente, incide negativamente sull’efficienza e la qualità del servizio reso alla cittadinanza.

Ma il problema va oltre il semplice disagio organizzativo.
La mancanza di una direzione chiara e di una struttura operativa stabile sta minando la serenità e la dignità dei lavoratori. Nonostante le difficoltà, sono loro — con impegno e professionalità — a tenere in piedi il servizio, sopperendo alle evidenti carenze con senso di responsabilità e spirito di sacrificio.

“Chiediamo solo rispetto” è l’appello che sale unanime dai lavoratori SEA-S.
Non rivendicazioni esorbitanti, non privilegi: solo il diritto a svolgere il proprio lavoro in condizioni dignitose e con un’organizzazione adeguata alle sfide che il servizio richiede.

E i sindacati?
Assenti ingiustificati.
In un contesto così difficile, la loro latitanza pesa come un macigno. I lavoratori si sentono abbandonati anche da chi, per missione, dovrebbe tutelarli e dare voce alle loro istanze.

In gioco non c’è solo il presente dei lavoratori SEA-S, ma la qualità di un servizio pubblico essenziale e il rispetto dovuto a chi, ogni giorno, lavora per una città più pulita e vivibile.

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