Cortemilia, un “no” che unisce la Val Bormida oltre i confini e le bandiere (Audio e slide della serata)

Il salone pieno, nonostante il maltempo, è stato il segnale più eloquente dell’assemblea contro il progetto dell’inceneritore organizzata a Cortemilia dall’Associazione per la Rinascita della Valle Bormida, in collaborazione con il Comune di Cortemilia e il Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese: il Piemonte c’è e non intende assistere in silenzio a una scelta della Regione Liguria che potrebbe ricadere pesantemente anche oltre il confine amministrativo.

Accanto ai cittadini e alle associazioni si sono schierati sindaci, Unioni montane, categorie agricole, rappresentanti del mondo produttivo e istituzioni della provincia di Cuneo. Una presenza ampia e trasversale, che ha dato alla serata un significato preciso: non una generica protesta, né il solito riflesso del “no a tutto”, ma la difesa di un territorio che ha già conosciuto ferite ambientali e prova a costruire il proprio futuro sul turismo, sull’agricoltura di qualità, sul vino, sulle nocciole, sui piccoli Comuni e sulla vivibilità.

Tutto ciò che mal si concilia con un impianto destinato a bruciare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti l’anno, con traffico di camion sulle strade, produzione di ceneri da smaltire e un’ombra permanente sull’immagine della valle.

Il sindaco di Cortemilia, Marco Zunino, ha ricordato un concetto semplice ma decisivo: i rifiuti devono essere gestiti, certo, ma non può essere qualcun altro a decidere dove scaricare i propri problemi. Per una valle che porta ancora addosso i segni di una storia industriale e ambientale difficile, difendere il futuro non è estremismo: è quasi un dovere.

Particolarmente significativo è stato l’atteggiamento degli amministratori piemontesi. Dall’Unione montana alla Provincia di Cuneo il messaggio è stato netto: si lavora insieme, senza chiedere prima la tessera di partito. Il presidente della Provincia. Luca Robaldo, ha annunciato l’intenzione di portare in Consiglio provinciale una delibera di contrarietà, ribadendo che l’intero Consiglio sarà al fianco della Valle Bormida «indipendentemente dalle appartenenze politiche».

È questo il punto. Davanti a una minaccia che riguarda salute, economia locale e futuro dei paesi, le sigle sono rimaste sullo sfondo. Prima la valle, poi tutto il resto.

Una differenza che, inevitabilmente, è emersa nel collegamento del consigliere regionale ligure Jan Casella. Casella ha espresso il proprio no all’impianto, e questo va riconosciuto. Ma nel suo intervento è tornato anche il riferimento al suo partito. Nulla di illegittimo, naturalmente. Tuttavia, in una serata nella quale amministratori piemontesi di sensibilità diverse hanno parlato con una voce sola, senza trasformare il palco in una vetrina elettorale, il contrasto si è sentito.

Da una parte il territorio; dall’altra, almeno nelle parole, anche la bandierina politica.

È una sfumatura, forse. Ma nelle battaglie territoriali le sfumature pesano. Un conto è dire: “Il mio partito è contrario”. Un altro è dire: “Questo territorio non si tocca”, lasciando le insegne fuori dalla porta. È ciò che, per la verità, hanno fatto anche il consigliere comunale  di Cengio e il sindaco di Cosseria, Roberto Molinaro: hanno parlato della loro comunità, non del proprio schieramento.

L’assemblea ha poi dato spazio a interventi tecnici e sanitari, tra cui quello del professor Hans Moebius, studioso delle malattie neurodegenerative. Il suo contributo ha riportato il dibattito sul terreno più serio: i possibili effetti delle emissioni, le polveri, le ceneri, i controlli e il rischio di affrontare un tema tanto delicato con slogan rassicuranti o con il semplice cambio di nome da “inceneritore” a “termovalorizzatore”.

Il nome potrà anche suonare più elegante, ma le domande restano tutte: dove finiranno le ceneri? Quanti camion attraverseranno la valle? Quali saranno le conseguenze sull’aria, sui terreni, sulla catena alimentare e sulle produzioni di qualità? I venti, le strade e l’economia agricola non conoscono confini amministrativi.

La Val Bormida, ligure e piemontese, ha già dato abbastanza. E il messaggio arrivato da Cortemilia è stato limpido: questa battaglia non sarà di un mese, né di una sigla. Sarà lunga, documentata e unitaria. Proprio come dovrebbe essere la politica quando decide di mettere il territorio davanti alla propaganda.

LA REGISTRAZIONE AUDIO  DELLA SERATA

LE SLIDE: 

Inceneritore_Conseguenze_Ecologiche

cortemilia 10.09.26

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