A Savona si torna a discutere del rapporto tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica. Il punto di partenza è noto: l’attribuzione di un emolumento annuo di 15.000 euro a una figura dello staff del sindaco per funzioni di informazione pubblico-istituzionale, deliberata dalla Giunta a fine marzo….leggi
Formalmente, l’impianto è chiaro e perfettamente legittimo. La delibera richiama l’articolo 90 del TUEL e inquadra la figura come componente dell’ufficio di staff, alle dirette dipendenze del sindaco, con compiti di supporto alla comunicazione istituzionale e alla cosiddetta “Struttura Multisettoriale Comunicativa”, creata proprio per coordinare l’informazione dell’ente.
Tutto regolare, almeno sulla carta.
Eppure, come spesso accade, il tema non è solo giuridico ma anche sostanziale.
Alcuni lettori hanno sollevato un’osservazione che merita di essere presa sul serio: se la funzione è “pubblico-istituzionale”, perché una parte rilevante di contenuti – notizie, video, immagini – sembra transitare più sui canali personali del sindaco che su quelli ufficiali del Comune?
È una domanda legittima, che non implica automaticamente irregolarità, ma apre un tema delicato: quello della distinzione tra comunicazione dell’ente e comunicazione del suo vertice politico.
Perché la differenza esiste, ed è fondamentale.
La stessa delibera richiama esplicitamente la necessità di rafforzare una comunicazione istituzionale, coordinata e multicanale, legata ai servizi, alla trasparenza e al rapporto con i cittadini, anche attraverso strumenti ufficiali come il sito e i canali social del Comune.
Non si parla di comunicazione personale del sindaco o degli assessori.
Qui si inserisce il nodo più interessante – e più sensibile: la figura incaricata è formalmente nello staff del sindaco, quindi risponde direttamente a lui. Allo stesso tempo, però, dovrebbe contribuire alla comunicazione dell’intera struttura comunale.
Una doppia funzione che, se non gestita con estrema chiarezza, rischia di creare ambiguità.
Non è necessariamente un conflitto, ma è certamente una zona grigia.
A questo si aggiunge un altro elemento di discussione: l’entità dell’emolumento. La delibera lo giustifica con la complessità del ruolo, la reperibilità, l’attività fuori orario e la crescente centralità della comunicazione pubblica.
Argomentazioni comprensibili, specie in un’epoca in cui la comunicazione digitale è diventata un pezzo essenziale dell’azione amministrativa.
Resta però il fatto che, agli occhi di molti, una cifra di questo tipo associata a una figura di staff (e non dirigenziale) può apparire fuori scala rispetto alle prassi percepite.
Rsu e sindacati non hanno nulla da dire?
Ed è proprio su questa percezione che si gioca la partita politica.
In un momento in cui il clima pre-elettorale sembra già essersi acceso, il rischio è che la comunicazione istituzionale venga letta – a torto o a ragione – come uno strumento di consenso.
E qui sta il punto vero, più ancora della cifra o della norma: la credibilità.
Perché la comunicazione pubblica funziona solo se è riconosciuta come tale. Se invece si confonde con la promozione personale, anche solo nella percezione dei cittadini, perde forza, autorevolezza e legittimità.
Per questo è il caso di porre una richiesta semplice: maggiore chiarezza.
Chiarezza sui canali, sui contenuti e sui ruoli.
Perché distinguere tra ciò che è del Comune e ciò che è del sindaco non è una formalità burocratica.
È una questione di fiducia.






