Il bando del Comune di Savona contro i locali sfitti nasce con un obiettivo condivisibile: riportare luce nelle vetrine spente e contrastare la desertificazione commerciale.
I 30 mila euro stanziati in via sperimentale per sostenere nuove attività nel centro storico rappresentano un segnale, anche se modesto, di attenzione verso un problema reale.
Resta però una domanda inevitabile: perché limitare l’intervento esclusivamente al centro storico, quando il fenomeno delle serrande abbassate è evidente anche nei quartieri cittadini?
Basta fare un giro tra Villapiana, Lavagnola, Santa Rita o Legino per vedere intere file di negozi chiusi da anni. In queste zone il commercio non è solo economia, ma anche presidio sociale: un negozio aperto significa vita di quartiere, sicurezza percepita, relazioni quotidiane. Proprio quelle realtà che oggi restano escluse da questo primo intervento.
L’amministrazione parla di “fase sperimentale” e di una possibile estensione futura ai quartieri. Ma il rischio è che, ancora una volta, si parta dal salotto buono della città lasciando ai margini le aree dove il tessuto commerciale è più fragile e il degrado più visibile.
E intanto cresce la sensazione che la giunta Russo abbia occhi solo per il centro.
Una piccola analisi degli anni che viviamo: le persone hanno meno denaro e meno tempo e, se arrivare in centro significa girare a lungo per trovare parcheggio e pagarlo caro, la scelta diventa automatica: si va altrove.
Nei centri commerciali si parcheggia facilmente e senza stress. Così l’acquisto cambia destinazione e la passeggiata cambia volto.
Che a Savona ci sia una carenza cronica di posti auto e tariffe elevate non è una novità: questa combinazione certo non aiuta il commercio di prossimità e non incentiva chi vorrebbe investire.
Se si vuole davvero sperimentare, si abbia il coraggio di farlo fino in fondo: prevedere giornate o fasce orarie con sosta gratuita — magari con un nome accattivante, un’iniziativa che renda il centro davvero accessibile — sarebbe una misura concreta per riportare persone e movimento tra le vie cittadine.
Il fondo perduto è uno strumento importante di sostegno. Ma 30 mila euro sono briciole rispetto alla portata del problema. Se si vogliono favorire nuove aperture, bisogna prima comprendere fino in fondo le ragioni che hanno portato alle chiusure e alla trasformazione delle abitudini. Senza questa analisi, il contributo economico rischia di essere solo una tachipirina.
E mentre l’attenzione resta concentrata sul centro storico, lungo il litorale le serrande abbassate si susseguono ogni pochi passi, persino davanti al mare.
Evidentemente fare un passo fuori da quel perimetro non è una priorità.
Contributi utili, dunque, ma insufficienti. Perché la crisi del commercio savonese non riguarda solo il centro storico, bensì l’intera città. Senza una strategia complessiva, i bandi rischiano di accendere qualche vetrina per spegnerne molte altre poco più in là.
Alice Greta Marino dell’associazione Diritti, Cultura e Sviluppo






