Celle vieta i palloncini: l’ambiente inizia dal cielo… ma si dimentica della terra

Ordinanza “plastic free” con multe fino a 500 euro. Ma sotto i piedi resta il cemento e spariscono gli alberi

C’è qualcosa che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca nella nuova ordinanza del sindaco di Celle, Marco Beltrame.

Sia chiaro: l’idea di vietare il lancio dei palloncini non è sbagliata. Anzi. È una misura che si inserisce in un filone ormai consolidato, sostenuto da studi internazionali che dimostrano come quei frammenti colorati, apparentemente innocui, finiscano per diventare trappole mortali per fauna marina e terrestre. Animali che li ingeriscono, li scambiano per cibo, e muoiono.

L’ordinanza parla chiaro: stop a palloncini e nastri liberati in aria, sanzioni da 25 fino a 500 euro. Un segnale preciso, accompagnato anche dal riconoscimento “Plastic Free 2026” ottenuto dal Comune.

Tutto giusto. Tutto condivisibile.

Eppure.

Perché la sensazione è quella di una politica ambientale che guarda in alto — verso il cielo, verso i palloncini — ma evita accuratamente di abbassare lo sguardo.

Perché a Celle il problema ambientale non è certo solo quello dei palloncini.

Il paradosso: plastic free sopra, cemento sotto

Mentre si combatte (giustamente) contro l’inquinamento da plastica volante, sul territorio si continua a convivere con scelte molto più impattanti.

La progressiva scomparsa degli alberi, la riduzione del verde urbano, la trasformazione di porzioni di territorio in superfici costruite: sono questi i nodi veri, strutturali, che incidono sull’ambiente in modo ben più profondo di un palloncino sfuggito a una festa di compleanno.

E invece su questo fronte il silenzio è assordante.

Si vieta il gesto simbolico, ma si tollera — o si promuove — il cambiamento irreversibile del paesaggio.

La politica dei simboli

Quella di Celle sembra sempre più una politica dei simboli: interventi visibili, comunicabili, condivisibili sui social.

Il palloncino è perfetto: è leggero, colorato, emotivo. Si presta alla narrazione. È facile spiegare perché sia dannoso. È facile ottenere consenso.

Molto più difficile è affrontare il tema del consumo di suolo, delle scelte urbanistiche, della gestione del verde pubblico.

Perché lì si entra nel terreno delle responsabilità vere. Quelle che non si possono liquidare con un’ordinanza.

Un ambientalismo selettivo

Il risultato è un ambientalismo selettivo.

Si colpiscono comportamenti individuali — giusto farlo — ma si evita di mettere in discussione le scelte strutturali.

Si multa chi lascia andare un palloncino, ma non si apre un vero dibattito pubblico su quanti alberi siano stati persi negli ultimi anni.

Si richiama la Costituzione e la tutela della fauna, ma si dimentica che anche il paesaggio urbano è parte integrante di quell’equilibrio ambientale.

Il rischio: trasformare tutto in una vetrina

Il rischio è che tutto si trasformi in una vetrina.

Un Comune “plastic free” sulla carta, premiato e virtuoso nelle certificazioni, ma meno coraggioso quando si tratta di affrontare le contraddizioni del proprio modello di sviluppo.

Perché l’ambiente non si difende solo con i divieti simbolici.
Si difende con scelte coerenti. Anche quando sono scomode.

Vietare i palloncini è una misura giusta.

Ma se diventa il punto più alto della politica ambientale, allora c’è un problema.

Perché mentre a Celle si guarda il cielo per inseguire i palloncini, sotto i piedi — lentamente — il territorio cambia.

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