
Scoppia il caso attorno agli abbattimenti dei pini a Celle Ligure. Dopo settimane di polemiche e discussioni in consiglio comunale, emerge con forza la posizione di chi, per conto dell’amministrazione, aveva eseguito le ultime verifiche sullo stato di salute delle piante: il dottore agronomo Walter Orsi.
Secondo quanto trapelato, l’esperto non avrebbe mai certificato un “rischio elevato” per le alberature in questione, come invece riportato da alcune dichiarazioni del sindaco e ripreso dagli organi di stampa. La relazione tecnica del 2023, basata su analisi fitostatiche approfondite e strumenti resistografici, avrebbe collocato le piante in una classe di rischio intermedia, prescrivendo soltanto la chiusura dei giardini pubblici in caso di vento forte o allerte meteo: una misura di prevenzione standard adottata in moltissimi parchi italiani ed europei, non un indizio di pericolosità estrema.
L’agronomo contesta inoltre che nessuna delle piante presentasse criticità tali da giustificarne l’abbattimento urgente. Al contrario, nelle diverse valutazioni effettuate dal 2011 in avanti, non erano mai emerse condizioni di instabilità tali da rendere necessario un intervento così drastico.
Sul banco degli imputati, dunque, non tanto la sicurezza quanto il metodo: la cosiddetta “riqualificazione” dell’area sarebbe stata impostata solo sul piano architettonico e strutturale, senza un vero progetto del verde redatto da un professionista abilitato, come previsto anche dal regolamento comunale. In questo vuoto, le perizie fitostatiche sarebbero state citate e interpretate in modo “strumentale” per giustificare decisioni già prese.
Ad alimentare le polemiche, alcune dichiarazioni del primo cittadino: dal presunto parco “insalubre” e privo di sole in inverno, ai rischi legati alla processionaria. Affermazioni che, secondo la ricostruzione, avrebbero mescolato parti di relazioni tecniche con considerazioni personali, dando un quadro diverso da quello risultante dagli studi professionali.
Si tratta, peraltro, di argomentazioni facilmente ribaltabili: se in inverno l’area poteva risultare fredda e umida perché la luce filtrava poco, nello stesso modo si potrebbe sostenere che d’estate le ampie chiome garantissero ombra e refrigerio ai frequentatori. Quanto alla processionaria, sostenere che la sua potenziale presenza renda inadatti i pini in contesto urbano equivarrebbe a giustificare l’abbattimento di qualunque pino in città.
Non è un dettaglio marginale: la vicenda è finita anche sotto la lente dei Carabinieri Forestali, mentre cittadini e associazioni ambientaliste hanno presentato esposti e interrogazioni in consiglio.
Al centro resta la figura dell’agronomo, che si è sentito delegittimato e “tirato in ballo” senza essere mai consultato per chiarimenti. Da qui la richiesta formale di una rettifica pubblica e la precisazione di non aver avuto alcun ruolo nelle scelte progettuali di riqualificazione. Sullo sfondo, la possibilità di ulteriori azioni legali e la ferita personale di chi, da anni, collaborava con il Comune senza mai aver visto contestata la propria professionalità.
La vicenda, insomma, apre un fronte delicato: non solo la tutela del verde urbano e la sua gestione, ma anche il rapporto di fiducia tra tecnici, amministrazione e cittadini.






