Celle Ligure – Non sono bastati gli appelli dei cittadini, le segnalazioni delle associazioni ambientaliste, le lettere inviate al Difensore civico, le perizie che certificavano la buona salute degli alberi. Non è bastato neppure l’intervento della Guardia Forestale e dei Carabinieri, scesi in Comune e poi sul cantiere lo scorso 16 luglio dopo la denuncia del gruppo “Rinascita” e del WWF.
Oggi, a Celle, le motoseghe hanno ripreso il loro lavoro: i pini dei giardini scolastici vengono abbattuti uno dopo l’altro.
Una scelta che non ha nulla di improvviso. Gli atti parlano chiaro: già a dicembre 2024 la Giunta comunale aveva approvato il progetto di rifacimento dell’area, impegnando 440 mila euro. In quel progetto, messo nero su bianco, il primo intervento era proprio l’abbattimento delle alberature. Altro che urgenza o pericolo improvviso, come raccontato in conferenza stampa: l’operazione era pianificata da mesi.
Eppure, nelle ultime settimane, si è tentato di giustificare la fretta con la retorica dell’emergenza. Una narrazione che stride con la documentazione ufficiale e con la stessa relazione dell’agronomo incaricato dal Comune, che aveva certificato la piena stabilità e salubrità degli alberi. Alberi definiti “sani” ma diventati, all’improvviso, incompatibili con il nuovo assetto urbano.
Cittadini e comitati parlano di una “strage annunciata”: un patrimonio arboreo maturo, capace di assorbire CO₂, regalare ombra e contribuire al microclima, sacrificato in nome di un’idea di riqualificazione che mette al centro cemento e decoro, non ambiente e comunità.
E come in ogni vicenda amara, arriva anche l’insegnamento, involontario ma lampante: proprio il primo giorno di scuola, i bambini troveranno davanti ai loro occhi tronchi abbattuti e radici recise. Un ingresso che diventa una lezione paradossale: si predica l’educazione alla sostenibilità, ma si pratica l’indifferenza programmata. Una lezione al contrario, scritta non sui quaderni ma nel paesaggio che li accoglierà ogni mattina.
Oggi a Celle vince il suono delle motoseghe. Ma resta aperta la domanda che nessuna conferenza stampa potrà cancellare: era davvero necessario?






