Celle Ligure, alberghi che spariscono e un Comune che guarda altrove

Finalmente qualcosa si muove a Celle Ligure. E no, non è il solito mugugno — quello sì, storico — di Luigi Bertoldi, che da anni denuncia, fa ricorsi contro la costante trasformazione del paese in un grande condominio vista mare. Questa volta a rompere il silenzio sono due cittadine, due residenti qualunque, che hanno deciso di dire basta alla conversione dell’ennesimo albergo in appartamenti.

Non sappiamo — e in fondo conta fino a un certo punto — quali siano le motivazioni personali che le hanno spinte a presentare ricorso. Quello che conta è il segnale politico e civile: qualcuno ha iniziato a opporsi, nero su bianco, davanti ai giudici. Bertoldi non è più solo ed è già una notizia.

Il caso dell’ex Hotel Adriana

Il caso riguarda l’ex Hotel Adriana, storica struttura ricettiva di via Torre, a due passi dal mare. Ottant’anni di accoglienza cancellati con un colpo di spugna: chiusura definitiva a luglio scorso e, pochi mesi dopo, via libera comunale al progetto di frazionamento, cambio di destinazione d’uso e realizzazione di parcheggi privati.

Il 22 gennaio è arrivato il ricorso al TAR Liguria, con cui le due ricorrenti chiedono l’annullamento del permesso di costruire rilasciato il 25 novembre e di tutti gli atti collegati, compresa la convenzione stipulata tra il Comune e la società immobiliare proprietaria.

Il Comune di Celle Ligure ha deciso di resistere in giudizio, affidandosi a un legale esterno. Il sindaco Marco Beltrame si limita a una dichiarazione di rito: “Ci atterremo alle decisioni dell’autorità giudiziaria”. Tradotto: abbiamo autorizzato tutto, ora vedrà il Tar.

Il problema non è (solo) un albergo

Il punto, però, va ben oltre l’Hotel Adriana. Qui siamo di fronte a un processo strutturale che sta svuotando Celle della sua funzione turistica reale. Alberghi che chiudono, uno dopo l’altro. Strutture storiche che diventano seconde case, residence, appartamenti spesso vuoti per gran parte dell’anno.

Il risultato?
– meno posti di lavoro stabili
– meno presenze turistiche “vere”
– meno servizi
– un paese sempre più dormitorio, anziano e stagionale

E mentre si piange la crisi del turismo alberghiero, le amministrazioni concedono senza colpo ferire i cambi di destinazione d’uso, certificando la sconfitta di qualsiasi visione di lungo periodo.

Il Comune spettatore (e complice)

È troppo facile rifugiarsi dietro il mantra: “gli alberghi non stanno più in piedi”. Vero, ma chi governa dovrebbe porsi una domanda in più: vogliamo davvero una Celle senza alberghi? Una località balneare senza strutture ricettive, consegnata alle case vacanza e al turismo mordi-e-fuggi?

Il Comune non è un notaio che timbra pratiche. È (o dovrebbe essere) un soggetto politico che indirizza lo sviluppo urbano ed economico. Invece qui si prende atto, si autorizza, si incassa qualche onere e si gira la testa dall’altra parte.

Un risveglio tardivo, ma necessario

Per questo il ricorso delle due cittadine è importante, al di là dell’esito giudiziario. Perché rompe l’idea che tutto sia inevitabile. Perché dimostra che non tutti accettano in silenzio la trasformazione di Celle in una cartolina vuota.

Forse è tardi. Forse molti alberghi sono già persi. Ma se non si inverte la rotta ora, tra qualche anno non serviranno più ricorsi: non ci sarà più nulla da difendere. Celle resterà bella, certo. Ma senza anima, senza lavoro, senza futuro. E allora sì, il mugugno diventerà definitivo.

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