Per la terza volta nel giro di poche settimane il centro storico di Celle Ligure si è ritrovato sott’acqua. Questa volta non è stata una bomba d’acqua né un evento meteorologico eccezionale, ma una mareggiata. Un dato che dovrebbe far riflettere più di qualsiasi polemica politica, perché significa che il problema non riguarda solo la gestione dell’emergenza, ma la struttura stessa del territorio e delle opere realizzate negli ultimi anni.
Le strade attorno a via Aicardi, via Boagno e piazza del Popolo si sono nuovamente allagate, costringendo Vigili del Fuoco, volontari e tecnici comunali a intervenire durante la notte. Il sindaco Marco Beltrame ha parlato di “nottata complicata” e di una situazione ormai al limite, sottolineando la necessità di trovare soluzioni tecniche e finanziamenti.
Una posizione comprensibile e, per molti aspetti, realistica. Nessuna amministrazione può controllare il mare. Ma proprio per questo la domanda diventa inevitabile: quanto il problema era prevedibile?
Negli ultimi anni sul litorale cellese sono stati investiti circa 4,8 milioni di euro per il ripascimento e la sistemazione della spiaggia, con l’allargamento dell’arenile e l’innalzamento del livello della battigia. Interventi pensati, soprattutto, per sostenere l’economia balneare che inevitabilmente modificano l’equilibrio idraulico tra mare, spiaggia e corsi d’acqua.
Se si alza la spiaggia, si alza anche il livello a cui l’acqua del mare può arrivare. E se contemporaneamente non si adeguano gli sbocchi dei rii e le difese idrauliche, il rischio di allagamenti aumenta. È un principio semplice di idraulica costiera.
Il caso del rio Ghiare sembra inserirsi proprio in questo quadro: oggi il centro storico può allagarsi anche senza pioggia, solo per l’effetto combinato di mareggiata e livello della spiaggia. Una situazione diversa rispetto al passato, quando gli allagamenti erano legati soprattutto alle piene del torrente o all’intasamento dello sbocco a mare.
Il confronto con altri territori vicini viene spontaneo. Ad esempio ad Albisola negli anni sono state realizzate opere di protezione alla foce del Sansobbia, con arginature e strutture che si spingono verso il mare proprio per difendere l’abitato dalle mareggiate. Interventi costosi e complessi, ma pensati con una logica di prevenzione.
A Celle, invece, la sensazione diffusa è che si sia intervenuti soprattutto sulla spiaggia senza affrontare in modo strutturale il nodo del deflusso delle acque.
Naturalmente l’attuale amministrazione può sostenere — non senza ragione — di aver ereditato progetti e finanziamenti dalle giunte precedenti. Tuttavia, quando i problemi emergono con questa frequenza, la distinzione tra responsabilità passate e presenti interessa poco ai cittadini che si ritrovano l’acqua nelle strade.
Resta anche qualche interrogativo sulle modalità con cui sono state realizzate alcune opere a mare, come il cosiddetto “pennello” del molo, dove per la posa degli scogli si è arrivati a costruire una sorta di pista temporanea sul mare. Scelte tecniche che oggi, alla luce delle criticità, meritano almeno una verifica.
Il punto vero, però, è un altro: se una mareggiata normale è sufficiente a mettere in crisi il centro storico, cosa succederà se abbinata a forti piogge?
Il sindaco ha annunciato incontri istituzionali e la ricerca di finanziamenti per una soluzione definitiva. È la strada giusta, perché la gestione dell’emergenza — ruspe, aperture del rio, interventi notturni — non può diventare la normalità.
Celle Ligure è un paese costruito tra mare e torrenti: un equilibrio delicato che richiede programmazione, manutenzione e una visione di lungo periodo.
Le mareggiate non si possono evitare. Gli allagamenti, forse sì.






