Celle, ex Colonie Milanesi: il solito film già visto

È sempre la stessa storia. Cambiano i nomi, cambiano i Comuni, cambiano i sindaci, ma la trama non cambia mai. Una grande area storica e panoramica cade a pezzi da anni, l’amministrazione si dice “preoccupata”, il privato propone un albergo da sogno e… il finale è già scritto.
Benvenuti al nuovo episodio del grande cinema edilizio ligure: le ex Colonie Milanesi di Celle.

Atto I – “Stanno crollando”: la premessa necessaria

Si parte sempre così.
Prima si lascia marcire per decenni un edificio simbolico, poi si dichiara l’inevitabile: “le strutture sono degradate, serve un intervento urgente”. Una frase che da sola apre la porta a tutto.

Le ex Colonie Milanesi sono abbandonate dal 1997. Quasi trent’anni di degrado programmato, funzionale alla narrazione che arriva puntuale:

“Bisogna mettere in sicurezza, non possiamo lasciare questo patrimonio in rovina.”

Certo. Peccato che la rovina non sia mai un incidente: è un metodo.

Atto II – Il grande annuncio: l’hotel dei miracoli

Ed ecco il sogno scintillante:
• 144 camere,
• 274 posti letto,
• sala congressi da 246 posti,
• centro benessere da 2.500 metri quadrati,
• 166 posti auto tra piani interrati e superficie.

Un progetto da brochure patinata, firmato TH Resort, con benedizione di Cassa Depositi e Prestiti.
Sulla carta tutto perfetto, tutto compatibile, tutto “in linea con gli indirizzi regionali”.

Eppure — guarda caso — il progetto non parte mai. Sempre “quasi”, sempre “in arrivo”, sempre “manca un dettaglio tecnico”. Il tempo passa, i cittadini si abituano all’idea, e il terreno comincia a sembrare disponibile per qualsiasi cosa.

Atto III – Gli imprenditori provvidenziali

Siccome l’hotel anche questa volta non decolla, arriva la seconda fase del copione:

“Ci sarebbero alcuni imprenditori interessati… ma solo se si potesse pensare a un po’ di residenziale.”

Sempre misteriosi, sempre “salvatori”, sempre pronti a costruire “per il bene del paese”.
E intanto si diffonde la narrazione più pericolosa:

“Un albergo da solo non regge, la zona è troppo pregiata per non valorizzarla.”

Traduzione: il vero obiettivo sono gli appartamenti vista mare, come già accaduto nelle ex Colonie Bergamasche. Cemento di lusso, parcheggi, recinzioni, giardini privati. Altro che turismo.

Il sindaco, per ora, dice no.
Un no che abbiamo già sentito mille volte, e che spesso si trasforma in un “ni”, poi in un “forse”, poi in un “poco ma buono”, e infine nel via libera ai soliti condomini “esclusivi”.

Atto IV – La narrazione rassicurante

Ed ecco il passaggio chiave:

“Non vogliamo speculazioni. Si farà un progetto sostenibile, con una parte pubblica, magari un parco, un percorso pedonale, servizi per la comunità.”

La promessa del parchetto compensativo: la foglia di fico indispensabile per indorare la pillola della cementificazione. Un classico.

E nel frattempo il degrado prosegue, alimentando il messaggio subliminale:

“Meglio qualche condominio elegante che questa rovina.”

È la tattica del “far cadere per poi ricostruire”.

Atto V – Il finale che conosciamo già

Lo abbiamo visto a Celle, Loano, Varazze, Alassio, Pietra, Finale, e potremmo continuare per un’ora.

Il finale è sempre questo:

  1. grandi progetti turistici che non partono;
  2. imprenditori interessati solo all’edilizia residenziale;
  3. politica indecisa tra dire no e dire sì “in modo controllato”;
  4. cittadinanza stremata che finisce per rassegnarsi;
  5. e infine…l’ennesimo pezzo di costa trasformato in appartamenti privati, inaccessibili ai più.

La Liguria perde l’ennesima area storica, pubblica, identitaria.
Il mare diventa lo sfondo di nuovi balconi, non più un bene comune.

Non un film. Una serie infinita.

La vicenda delle ex Colonie Milanesi non è un caso isolato: è un modello di consumo del territorio, replicato senza variazioni per vent’anni.

E ogni volta ci dicono che sarà diverso.
Ogni volta ci mostrano slide patinate di alberghi, benessere, turismo.
Ogni volta il finale è lo stesso.

A Celle, per ora, il copione non è ancora arrivato all’ultima scena.
Ma gli elementi in campo sono sempre quelli.
E lo spettatore, purtroppo, conosce già la trama.

il finale sarà lo stesso ci sarà solo da scoprire chi scriverà il copione

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