
A Celle si è chiuso uno dei passaggi più delicati per il futuro del litorale: l’approvazione della variante al Piano di utilizzo del demanio (PUD) per adeguarsi alla normativa regionale e alla direttiva Bolkestein.
Il risultato annunciato dal Comune è chiaro: 41% di spiagge libere e libere attrezzate.
Un numero che, però, non convince tutti.
Il consiglio comunale è stato acceso, e non a caso. Quando si parla di spiagge, in una località turistica come Celle, non si discute solo di urbanistica o concessioni, ma di diritto al mare, economia turistica e qualità degli spazi pubblici.
Il sindaco Marco Beltrame rivendica il lavoro svolto dagli uffici e dalla giunta per trovare un equilibrio tra rispetto della legge e tutela degli stabilimenti balneari. L’obiettivo è arrivare alle gare entro il 2026, mantenendo il principio del “1 contro 1”, cioè la possibilità per i concessionari uscenti di partecipare alle nuove assegnazioni.
Ma il nodo vero non è la procedura amministrativa. È la qualità delle spiagge libere.
Secondo l’opposizione, e in particolare l’ex sindaco Caterina Mordeglia, una parte significativa delle aree conteggiate come spiagge libere sarebbe composta da scogliere, tratti marginali o zone di difficile accesso al mare. Il caso simbolo è quello dell’area vicino al porticciolo di Cala Cravieu, indicata come “solarium” nonostante la presenza di scogli e l’accesso complicato all’acqua, oltre ai limiti legati alla balneazione.
La critica è semplice ma pesante:
si raggiunge il 40% richiesto dalla legge, ma solo formalmente.
La normativa regionale, infatti, non parla solo di quantità. Le spiagge libere devono essere accessibili, funzionali e di qualità, non semplicemente porzioni di demanio difficili da utilizzare.
Ed è qui che nasce il sospetto — condiviso da molti — che si stia cercando di salvare l’equilibrio con i concessionari senza ridurre davvero gli spazi occupati dagli stabilimenti, che a Celle coprono quasi 800 metri lineari di costa.
Il risultato rischia di essere un compromesso tipicamente ligure: numeri a posto, cittadini meno.
Il confronto con Spotorno, dove la questione è stata affrontata pubblicamente con forti polemiche, dimostra quanto il tema sia sensibile lungo tutta la Riviera. La direttiva Bolkestein obbliga a ripensare un modello balneare costruito negli anni, e ogni amministrazione cerca di farlo limitando i conflitti.
Ma il mare resta un bene pubblico.
E quando il pubblico viene spinto sugli scogli mentre la sabbia resta in concessione, la discussione diventa inevitabile.
A Celle il piano è stato approvato.
La partita politica, però, è appena cominciata.






