
Consiglio comunale o nido d’infanzia? A Celle Ligure, la linea di confine si è fatta sottile, sottilissima. L’altra sera, in aula, più che un’assemblea sembrava una riunione del reparto neonatale. Due bebè in braccio, uno ancora in fase di consegna (prevista per luglio), un altro che scorrazza già in passeggino con papà sindaco. Altro che crisi delle vocazioni politiche: qui si partecipa fin dalla culla.
In prima fila, gli assessori Giacchino e Caruso con i rispettivi pargoli, mentre la collega Zunino – pancione alla mano – metteva in pratica un multitasking da manuale: delibere, istruzione, politiche giovanili e contrazioni (in prospettiva). E tutti composti: i bimbi, va detto, più silenziosi di certi consiglieri d’opposizione.
Il tutto celebrato come un “messaggio alle mamme che vogliono fare politica”. Messaggio ricevuto: se vuoi cambiare il paese, prima cambia i pannolini. E poi, diciamolo, nessuno si è azzardato a interrompere l’intervento di una consigliera col bebè in braccio: rischi di essere zittito con uno sguardo da mamma – e non ce n’è per nessuno.
La prossima volta suggeriamo che il Consiglio comunale, ormai ridotto a una commedia in più atti, preveda anche la partecipazione fotografica delle nonne: una standing ovation di bavaglini e copertine per chi ha cresciuto almeno tre generazioni di elettori.
A quando il bonus nonna per ogni mozione approvata senza pianti?






