Dopo quindici anni di parole, annunci e rinvii, il casello autostradale di Bossarino torna improvvisamente a essere “decisivo”. Non perché sia pronto, non perché sia cantierabile domani, ma perché è stata avviata l’ennesima conferenza di servizi. In altre parole: dopo un decennio e mezzo, si ricomincia a discutere di come farlo.
Nel frattempo, però, il porto di Vado Ligure è stato costruito, ampliato, inaugurato, celebrato. I tir sono arrivati. Tanti. Ogni giorno. E le infrastrutture promesse per reggere quell’urto sono rimaste sulla carta.
L’opera che serviva prima (ma arriva forse dopo)
Il nuovo svincolo di Bossarino viene oggi descritto come “strategico”, “fondamentale”, “imprescindibile”. Tutto vero. Peccato che lo fosse già quindici anni fa, quando si decise di puntare sulla piattaforma portuale senza dotare il territorio di collegamenti adeguati.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: traffico pesante riversato sulla viabilità ordinaria, code croniche, smog, rumore, qualità della vita sacrificata in nome di uno sviluppo a senso unico.
Altro che pianificazione: qui siamo alla logistica improvvisata.
Le dichiarazioni che arrivano sempre dopo
Oggi, con grande soddisfazione istituzionale, il presidente della Provincia Pierangelo Olivieri e il sindaco di Vado Ligure Fabio Gilardi parlano di “notizia molto importante” e di “lavoro concreto delle istituzioni”.
Ma concreto per chi?
Per i cittadini che da anni convivono con il traffico pesante sotto casa?
Per i pendolari intrappolati tra camion e semafori?
Per un territorio che ha pagato subito i costi e attende ancora i benefici?
La sensazione è che si celebri come un successo ciò che è, in realtà, un clamoroso ritardo.
Prima il porto, poi – forse – le strade
In un sistema razionale, le infrastrutture di supporto si realizzano prima delle grandi opere che le rendono necessarie. Qui si è fatto l’esatto contrario: prima il porto, poi – molto dopo – l’idea di deviare i tir lontano dai centri abitati.
Il casello di Bossarino, inserito nel piano regionale delle infrastrutture, viene oggi presentato come la chiave per collegare il porto, l’area industriale, l’Aurelia Bis e la viabilità di scorrimento verso Savona.
Ma nel frattempo quelle strade sono state consumate, non potenziate.
Quindici anni persi non sono un dettaglio
Si parla di espropri, di pubblica utilità, di occupazioni temporanee. Tutti passaggi tecnici legittimi, per carità. Ma suonano quasi grotteschi se inseriti in una storia lunga quindici anni, in cui la “pubblica utilità” è stata ignorata giorno dopo giorno.
Nel frattempo:
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il traffico è aumentato,
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i disagi sono diventati strutturali,
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le promesse si sono accumulate come faldoni negli uffici.
E oggi ci viene detto che siamo a un punto di svolta.
La vera domanda
Non è se il casello di Bossarino sia utile. Lo è.
La vera domanda è: perché si è arrivati a questo punto solo ora?
E soprattutto: chi risponde di quindici anni di scelte sbagliate, o peggio, non fatte?
Forse tra qualche anno il casello verrà davvero costruito. Forse.
Fino ad allora, resta il paradosso di un territorio che ha fatto da retrovia logistica senza essere messo nelle condizioni di reggere il peso.
Un miracolo al contrario, appunto:
prima i camion, poi le strade.
E alla fine, come sempre, a pagare sono i cittadini.






