Meno personale ai caselli, sempre più automazione, ma per gli automobilisti il risultato non sembra essere necessariamente una maggiore velocità. Ad Albisola, anzi, le code in uscita sono diventate un problema ricorrente. L’ingegner Paolo Forzano propone una soluzione concreta: modificare la geometria delle piste, eliminando uno degli ostacoli che oggi rende tortuoso il passaggio.

C’è un curioso paradosso nelle nostre autostrade: gli esattori piano piano spariscono, le tecnologie aumentano, ma le code non sembrano aver ricevuto l’ordine di sparire insieme a loro.
Il casello di Albisola ne è un esempio. Le segnalazioni degli automobilisti si susseguono e il problema, come riportato anche dalla stampa locale, non riguarda soltanto il traffico sull’autostrada ma proprio il momento del pagamento e dell’uscita.
Un tassista ha raccontato di aver visto veicoli impiegare un tempo interminabile per pagare, indicando nel cattivo funzionamento della cassa automatica una delle ragioni dei rallentamenti. E chi frequenta abitualmente quel casello conosce bene la situazione: basta un inconveniente a una pista perché rapidamente si formi la coda.
La proposta dell’ingegner Forzano
A cercare di trasformare le proteste in una proposta concreta è l’ingegner Paolo Forzano, che ha scritto ai sindaci interessati illustrando anche graficamente un possibile intervento sul casello.
Forzano parte dalla propria esperienza:
«Mi è capitato spesso di essere in coda all’uscita autostradale del casello di Albisola. In primavera da Savona-Vado ad Albisola ho impiegato poco, traffico scorrevole. Ad uscire 30 minuti! Veramente troppo!».
Trenta minuti per percorrere l’autostrada? No. Trenta minuti per riuscire ad abbandonarla.
Secondo Forzano, uno dei problemi è rappresentato dalla configurazione della corsia supplementare realizzata anni fa. Il suo percorso sarebbe eccessivamente tortuoso e, sostiene l’ingegnere, può creare anche difficoltà nella rilevazione del dispositivo di telepedaggio.
La ragione di quella geometria sarebbe molto semplice: evitare lo spostamento di un gabbiotto destinato agli esattori, struttura che Forzano ritiene ormai scarsamente utile.
Da qui la proposta.
Spostando verso mare il gabbiotto, secondo il progetto inviato ai sindaci, si potrebbero ricavare due corsie più rettilinee e ottenere complessivamente una corsia aggiuntiva rispetto alla situazione attuale.
Non solo. Forzano propone che tutte le corsie di uscita vengano abilitate al telepedaggio, così da aumentare la capacità di smaltimento dei veicoli. La corsia aggiuntiva, inoltre, potrebbe eventualmente essere utilizzata in senso opposto nei momenti di maggiore necessità, aumentando la capacità dell’ingresso autostradale.
Una proposta che merita almeno di essere esaminata tecnicamente, perché affronta un problema sotto gli occhi di migliaia di automobilisti.
L’autostrada diventa sempre più automatica
Nel frattempo il sistema di riscossione dei pedaggi sta cambiando profondamente.
La stessa Autostrade per l’Italia nella Carta dei Servizi 2026 distingue ormai tra piste con operatore e piste automatiche: nelle prime rimane il pagamento in contanti all’esattore, nelle seconde il pagamento avviene attraverso casse automatiche, carte e altri sistemi elettronici.
La direzione tecnologica è evidente. Autostrade ricorda inoltre che tutte le piste automatiche di uscita sono dotate di lettori contactless, mentre il telepedaggio viene presentato esplicitamente come strumento capace di ridurre i tempi di pagamento e quindi file e rallentamenti.
Ed è proprio qui che nasce la domanda.
Se si riduce progressivamente la presenza umana ai caselli e si punta sempre più sull’automazione, gli impianti devono essere adeguati alla nuova realtà.
Non basta togliere l’esattore e mettere una macchina al suo posto. Se la pista è poco funzionale, se l’accesso è tortuoso, se un apparato rallenta o se le corsie disponibili non sono sufficienti nei momenti di punta, l’automazione rischia semplicemente di trasferire il problema dall’esattore all’automobilista.
E quando qualcosa non funziona, manca anche quella presenza umana che un tempo poteva intervenire immediatamente.
Albisola, il vero problema è la funzionalità
Il casello di Albisola ha poi un’importanza particolare per la viabilità savonese. Serve un territorio turistico, raccoglie importanti flussi della Riviera e nei periodi di maggiore affluenza si trova a sopportare carichi considerevoli.
Per questo appare paradossale poter percorrere rapidamente un tratto autostradale e poi trascorrere una parte consistente del viaggio fermi davanti alla barriera di uscita.
L’automazione dovrebbe servire a rendere il servizio più rapido. Non semplicemente a ridurre il numero degli addetti.
La proposta di Forzano pone quindi una questione molto più ampia del semplice spostamento di un gabbiotto: il casello di Albisola è ancora organizzato in maniera adeguata ai flussi di traffico e ai nuovi sistemi di pagamento?
Se davvero con un intervento relativamente circoscritto fosse possibile ottenere una pista aggiuntiva, rendere più rettilineo l’accesso e ampliare l’utilizzo del telepedaggio, sarebbe difficile comprendere perché almeno non verificarne la fattibilità.
Perché la tecnologia sarà pure il futuro, ma dovrebbe avere uno scopo piuttosto elementare: far perdere meno tempo agli automobilisti.
Ad Albisola, invece, qualche volta sembra accadere l’esatto contrario.
Gli esattori diventano sempre più rari. Le code, purtroppo, continuano a timbrare regolarmente il cartellino.
Com’è ora e come sarebbe col progetto dell’ing. Forzano









