È ufficiale: l’autunno savonese non porta solo foglie, ma anche asfalti elettorali freschi di bitume.
Un milione di euro per rifare le strade più malconce, annunciato con toni da Rinascimento urbano. Peccato che, mentre si riasfalta, la spazzatura resta lì — fedele, indifferente e puntuale come sempre.
La giunta ha approvato la delibera che avvia il “grande piano di rifacimento stradale”.
Dicono: “Partiamo subito, entro dicembre, dalla periferia!”
Traduzione: asfaltiamo il dissenso, copriamo le buche e magari anche un po’ di immondizia, che fa scena nelle foto.
Villapiana, Legino, Zinola, centro, Villetta… l’elenco delle vie da riasfaltare è lungo come una lista elettorale, ma non c’è traccia di una parola sulla pulizia.
Così, mentre si sistemano le buche, i marciapiedi restano i regni del cassonetto ribelle e del mastello fantasma.
L’assessore Parodi assicura: “Miglioreremo la sicurezza e la qualità della viabilità urbana”.
Certo, se per “viabilità” si intende riuscire a slalomare tra i sacchi dell’umido e le ruote dei camion che trascinano i mastelli fuori posto.
Insomma, Savona cambia volto, ma non odore.
Le strade saranno lisce, ma solo finché non passerà il camion della raccolta.
E in fondo, il messaggio politico è chiaro: l’importante è dare una bella passata prima delle urne — di catrame, s’intende.
Asfalti nuovi, rifiuti vecchi: la città brilla solo di giorno. Di notte, torna a puzzare di promesse.
La morale? Quando si avvicinano le elezioni, anche le buche diventano elettori indecisi.






