Cairo: Sulle ceneri di Bragno il Consiglio comunale riceve una risposta vaga e piena di condizionali

A leggere la risposta fornita dal Comune di Cairo Montenotte all’interrogazione delle consigliere Giorgia Ferrari e Lisa Tortarolo, la sensazione è quella di trovarsi davanti all’ennesimo rinvio mascherato da aggiornamento.

Il problema è noto da tempo. Nel capannone di Bragno risultavano stoccati oltre 27.000 metri cubi di ceneri provenienti dal termovalorizzatore di Torino, a fronte di una quantità autorizzata di appena 4.500 metri cubi. Una situazione che aveva portato la Provincia a diffidare EcoCem già nel novembre 2025 imponendo il ripristino dell’area entro 90 giorni.

Da allora sono passati oltre sette mesi.

E oggi cosa scopriamo?

Che “sono state avviate le procedure” per rimuovere i rifiuti esterni al capannone.

Che “è previsto l’avvio delle prove” sulle ceneri presenti all’interno.

Che la Provincia “ha avviato la procedura di escussione della garanzia finanziaria”, ma solo nel caso in cui la società non riesca a completare i lavori.

Che per la completa rimozione serviranno “non meno di tre mesi”.

Tradotto: non c’è ancora una data certa per la bonifica, non è stato comunicato quanti metri cubi siano stati effettivamente rimossi, non si sa quando inizierà realmente il trasporto delle ceneri e non esiste un cronoprogramma pubblico verificabile.

La risposta appare quindi più come una comunicazione di intenti che come un aggiornamento concreto sullo stato dell’opera.

Del resto, la domanda delle consigliere  era semplice: a che punto siamo?

La risposta, invece, sembra limitarsi a riportare quanto comunicato dalla stessa EcoCem alla Provincia. Una sorta di “ci hanno detto che stanno lavorando”, senza fornire elementi oggettivi che permettano ai cittadini di capire se la situazione stia davvero evolvendo verso una soluzione.

Resta poi una questione che continua a suscitare perplessità: la sicurezza dell’area.

Nell’interrogazione si evidenzia come il capannone risulti ancora colmo di materiale e facilmente accessibile. Su questo aspetto, nella risposta, non compare alcuna indicazione circa eventuali interventi di messa in sicurezza, controlli o limitazioni degli accessi.

Un silenzio che pesa.

Anche perché non stiamo parlando di un normale deposito industriale, ma di una vicenda che ha già prodotto un procedimento penale e nella quale il Comune stesso ha deciso di costituirsi parte civile.

Se davvero tutto sta procedendo verso la soluzione, sarebbe opportuno che cittadini e amministratori potessero conoscere dati precisi: quante ceneri sono state rimosse, quante ne restano, quali aziende effettueranno il trasporto e soprattutto quali sono le scadenze vincolanti.

Perché dopo mesi di rassicurazioni, diffide, dichiarazioni e promesse, la realtà è che le ceneri sono ancora nel capannone.

E quando una risposta istituzionale contiene più verbi al futuro che risultati al presente, il dubbio che si stia semplicemente guadagnando tempo diventa inevitabile.

I cittadini della Val Bormida non chiedono annunci. Chiedono fatti. E soprattutto chiedono che una vicenda che si trascina da troppo tempo abbia finalmente una conclusione certa, trasparente e verificabile.

Durante il Consiglio è emerso  che ci sono rifiuti anche fuori dal capannone ma dalla Provincia assicurano trattarsi di ingombranti e “materiale non soggetto ad analisi

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