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Cairo Montenotte, la strada privata pagata con fondi pubblici: ora il conto arriva al sindaco e ai tecnici

La Corte dei Conti condanna il sindaco Paolo Lambertini, due progettisti e due funzionari comunali a risarcire la Regione Liguria per quasi 122 mila euro. Una vicenda iniziata anni fa, tra proteste dei cittadini, esposti della minoranza e indagini della Procura europea.

Una strada privata finanziata con soldi pubblici, un contributo europeo di 243 mila euro e, alla fine, una condanna a risarcire la Regione Liguria per 121.977 euro. È questo l’ultimo capitolo della vicenda della strada vicinale Ferranietta-Cisa, a Cairo Montenotte, che vede coinvolti il sindaco Paolo Lambertini, due progettisti e due funzionari comunali.
Una storia che merita di essere ripercorsa, perché pone una questione molto semplice: come è stato possibile utilizzare risorse destinate a opere di interesse collettivo per realizzare un intervento che, secondo i giudici contabili, ha finito per favorire una proprietà privata?

Dalle risorse europee alla strada contestata

La vicenda risale agli anni in cui il Comune di Cairo Montenotte ottenne un finanziamento di 243 mila euro attraverso il Programma di sviluppo rurale, sostenuto da fondi europei e gestito dalla Regione Liguria.
L’obiettivo dichiarato era migliorare la viabilità di accesso alla riserva naturale dell’Adelasia, attraverso la sistemazione della strada vicinale Ferranietta-Cisa.
Un intervento che, sulla carta, appariva destinato a migliorare l’accessibilità di un’area di interesse ambientale e turistico.
Ma qualcosa, secondo quanto ricostruito dalla magistratura contabile, non tornava.
Le delibere comunali del 2018 e del 2020 presentavano l’opera come un intervento di interesse pubblico su una viabilità vicinale. In realtà, i lavori sarebbero stati eseguiti su un tracciato diverso, situato all’interno di una proprietà privata appartenente al genero del sindaco Lambertini.
Non solo. La strada sistemata con risorse pubbliche sarebbe stata successivamente sbarrata e interdetta al transito veicolare mediante apposita segnaletica.
Insomma, un’opera presentata come utile alla collettività che, secondo la ricostruzione dei giudici, avrebbe prodotto un vantaggio sostanzialmente privato.

Le proteste dei cittadini e l’esposto della minoranza

La controversia, tuttavia, non è nata oggi.
Già nel 2020 alcuni cittadini avevano promosso una petizione per contestare la chiusura della strada e chiedere che venisse garantita la possibilità di transito.
Una protesta che dimostrava come la questione dell’utilizzo pubblico del percorso fosse già al centro delle preoccupazioni della popolazione.
Nel gennaio 2021 arrivò anche un esposto presentato dai consiglieri comunali di minoranza alle autorità competenti.
Le contestazioni riguardavano proprio la natura dell’intervento e l’utilizzo dei finanziamenti pubblici.
Dunque, i dubbi erano stati sollevati diversi anni prima della condanna della Corte dei Conti.
Una circostanza che rende ancora più importante comprendere quali verifiche siano state effettuate dall’amministrazione e dagli organismi preposti al controllo dei finanziamenti.

La condanna della Corte dei Conti

La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Liguria ha ora condannato i soggetti coinvolti a risarcire la Regione per complessivi 121.977 euro, oltre agli accessori previsti dalla decisione.
Secondo quanto riportato dalla stampa, le somme attribuite ai diversi responsabili sono:
Paolo Lambertini, sindaco di Cairo Montenotte: circa 48 mila euro.
Anna Ferrando, progettista: circa 12 mila euro.
Filippo Serafini, progettista: circa 48 mila euro.
Susanna Pelizza, ex dirigente del servizio tecnico: circa 6 mila euro.
Maurizio Lo Faso, responsabile del procedimento: circa 6 mila euro.
La Procura contabile ha contestato un comportamento fraudolento e condotte dolose. La Corte, respingendo le eccezioni difensive sulla giurisdizione, ha riconosciuto le responsabilità contabili dei soggetti coinvolti, secondo quanto riferito dalla stampa.
La decisione non risulta ancora definitiva.
Il sindaco Paolo Lambertini ha infatti annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza, sostenendo di aver agito in buona fede e nell’interesse dei cittadini.
Una posizione difensiva che dovrà naturalmente essere valutata nelle successive sedi giudiziarie.

C’è anche un’inchiesta penale

La vicenda non si esaurisce con la condanna contabile.
Parallelamente prosegue infatti il procedimento penale nato dalle indagini della Procura europea, competente per le ipotesi di reato che coinvolgono gli interessi finanziari dell’Unione.
Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Savona ha già disposto il rinvio a giudizio degli imputati per l’ipotesi di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche.
Secondo le ultime notizie, la decisione del processo penale è attesa nella primavera del 2027.
Naturalmente, il rinvio a giudizio non equivale a una condanna: la responsabilità penale dovrà essere accertata nel processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Quando il pubblico diventa privato

Al di là degli sviluppi giudiziari, questa vicenda lascia aperta una riflessione politica e amministrativa.
I finanziamenti europei rappresentano una risorsa preziosa per i territori, soprattutto per i piccoli e medi Comuni, spesso alle prese con bilanci limitati e infrastrutture da sistemare.
Proprio per questo, ogni euro dovrebbe essere impiegato con rigore, trasparenza e nell’esclusivo interesse della collettività.
Nel caso di Cairo Montenotte, secondo la ricostruzione della Corte dei Conti, il confine tra interesse pubblico e vantaggio privato sarebbe stato superato.
E non si tratta di una semplice questione burocratica.
Quando si utilizzano soldi pubblici, la domanda fondamentale non è soltanto se un’opera sia stata realizzata, ma soprattutto a chi serva e chi ne tragga realmente beneficio.
Perché i fondi europei non sono un bancomat a disposizione degli amministratori, ma risorse destinate ai cittadini.
E quando una strada finanziata per essere pubblicamente utile finisce per essere chiusa al pubblico, qualche domanda è inevitabile.
La giustizia farà il suo corso, con tutti i diritti di difesa riconosciuti agli interessati. Ma sul piano politico resta una questione che nessuna sentenza può cancellare: la responsabilità di chi amministra denaro pubblico e ha il dovere di vigilare sul suo corretto utilizzo.
E una domanda finale sorge spontanea: se già nel 2020 i cittadini protestavano e nel 2021 la minoranza aveva presentato un esposto, possibile che per arrivare a fare chiarezza siano dovuti trascorrere così tanti anni?
Perché, in questa storia, la strada sarà anche privata, ma i soldi utilizzati per sistemarla erano pubblici. E questo è il punto sul quale la politica dovrebbe dare risposte, indipendentemente dall’esito definitivo dei procedimenti giudiziari

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