Cairo Montenotte, cokeria in rilancio e funivie nel caos: Rixi,  Bucci, Ripamonti, Lambertini, Speranza e i silenzi che nessuno può più ignorare

La Val Bormida è stanca di promesse, e l’intervista – passata quasi sotto silenzio – dell’amministratore delegato dell’Italiana Coke, Paolo Ascheri, pubblicata sul SECOLO XIX, ha avuto un effetto devastante: ha scoperchiato il vuoto politico che da anni avvolge la crisi industriale di Cairo Montenotte e più in generale della Valbormida.
Mentre l’azienda prova a ripartire, la politica arretra. E arretra nel silenzio.

Funivie: l’AD dice che “non servono”, ma nessuno spiega davvero chi ne è responsabile

Uno dei passaggi più pesanti dell’intervista riguarda la funivia: per l’azienda non è indispensabile e non c’è alcuna intenzione – né da parte loro né da parte di altri soggetti – di farla ripartire.
Fin qui la posizione dell’AD.
Ma il punto cruciale è un altro: chi decide davvero il destino dell’impianto? Chi ne è responsabile oggi?
La verità è che la situazione delle Funivie è molto più confusa di quanto raccontino Edoardo Rixi Vice Ministro alle infrastrutture (Lega) e Paolo Ripamonti Assessore Regionale (Lega). E non da oggi.

Com’è davvero la situazione oggi?

1.⁠ ⁠La vecchia Funivie S.p.A. (privata, legata a Italiana Coke)

– Gestiva l’impianto Savona–Cairo.
– È stata messa in liquidazione il 1° gennaio 2022.
– La concessione ministeriale è decaduta.

2.⁠ ⁠Subentro dello Stato tramite l’Autorità Portuale

– Con la concessione decaduta, la gestione è passata all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

3.⁠ ⁠Gestione commissariale (dal 2022 a oggi)

– Il Ministero ha nominato un commissario straordinario (oggi Marco Bucci).
– La gestione è pubblica, temporanea, non ordinaria.

4.⁠ ⁠La nuova società “Gestione Funivie Savona – S. Giuseppe di Cairo Srl”

– È il braccio operativo del commissario.
– Non è chiaro se sia proprietaria dell’infrastruttura: nei documenti compare come gestore, non come proprietario.

In sintesi

– Non esiste più un proprietario privato dell’impianto.
– La funivia è gestita dallo Stato, attraverso l’Autorità Portuale, in regime commissariale.
– Nessuna vera strategia di rilancio o ricostruzione è stata avviata.

Se la funivia chiude davvero, chi risponde politicamente?

A questo punto le domande sono inevitabili:

  • ⁠ ⁠Rixi, che per anni ha garantito la ricostruzione, cosa dice ora che perfino l’azienda afferma che la funivia è superflua?
  • ⁠ ⁠Ripamonti, che ha usato la funivia come bandiera politica, cosa commenta oggi?
  • ⁠Il vicesindaco di Cairo, Roberto Speranza – dipendente delle Funivie – ritiene di dover dire qualcosa o continua il silenzio?
  • ⁠ ⁠E infine la domanda delle cento pistole: chi paga oggi gli stipendi? Con quali prospettive?

Un impianto strategico per il territorio sta morendo, e chi dovrebbe parlare tace.

La cokeria non chiude, anzi si rilancia: e qui crollano altre narrazioni politiche

Il secondo punto dell’intervista è ancora più esplosivo:
la cokeria non solo non chiude, ma l’AD annuncia che dovrà aumentare la produzione entro un anno.
Questo smentisce almeno tre narrazioni politiche degli ultimi anni:

⁠Il “fine ciclo” della cokeria

Più volte il sindaco Lambertini ha lasciato intendere che l’impianto fosse destinato a un ridimensionamento.
La realtà è l’opposto: l’AD parla di potenziamento.
Con un impianto attivo, riorganizzato e in rilancio, la teoria secondo cui quell’area sarebbe “ideale” per un inceneritore cade da sola.
La crisi del coke siderurgico, le perdite milionarie, la corsa ai nuovi mercati: tutto era noto.
Eppure Rixi, Bucci e Ripamonti hanno reagito solo con propaganda, senza un solo atto concreto.

Maschere che cadono

Oggi, paradossalmente, l’unico che ha il coraggio di dire qualcosa di concreto è l’amministratore delegato dell’Italiana Coke.
Non la Regione.
Non il Comune.
Non chi per anni ha promesso miracoli industriali e infrastrutturali.

Le Funivie sono in un limbo pubblico senza un vero padrone.
La cokeria resta e si rilancia.
L’inceneritore? Una fantasiosa illusione di chi giustificava l’insediamento contando su una diminuzione dell’inquinamento.

E Rixi, Ripamonti, Speranza e Lambertini appaiono per quello che sono:
politici che parlano molto, ma spiegano poco.

 Cairo Montenotte ha bisogno di verità, non di narrazioni a uso elettorale.
E questa intervista dell’AD Paolo Ascheri – volenti o nolenti – ha fatto crollare molte maschere.

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