Cairo Montenotte, 10 febbraio: contro l’inceneritore… ma con aria da comizio

Il 10 febbraio a Cairo Montenotte va in scena un incontro dal titolo altisonante — “Perché l’inceneritore non serve”— che, più che un momento di confronto libero e plurale, assomiglia molto a un comizio in piena campagna elettorale. Il parterre parla chiaro: consiglieri regionali, capigruppo, sigle di partito ben riconoscibili. Tutto legittimo, per carità. Ma allora chiamiamolo per nome.

Già è poco tollerabile la presenza dei rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle (quello di Conte): oggi sono coalizzati con il Partito Democratico e questo, piaccia o no, li rende politicamente poco credibili quando si presentano come “opposizione pura” a un modello di gestione dei rifiuti che, altrove, le stesse aree politiche hanno sostenuto o accettato.

Il vero nodo: il doppio standard del PD

Quello che non è tollerabile è altro: la presenza di consiglieri regionali del PD che si schierano contro l’inceneritore non solo in Val Bormida, ma in tutta la Liguria, sostenendo che “non serve”.
Peccato che nelle regioni dove il PD amministra o ha amministrato — Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia — gli inceneritori siano numerosi e pienamente operativi. Lì servono, qui no? Lì sono “moderni”, qui diventano “inutili”? È il solito doppiopesismo territoriale che logora la fiducia dei cittadini.

Val Bormida: non un palcoscenico, ma una ferita aperta

C’è poi un aspetto che dovrebbe imporre pudore politico. La Val Bormida non è un luogo qualunque: ha già pagato un debito ambientale e sanitario enorme, frutto di decenni di scelte industriali imposte dall’alto, senza ascolto e senza alternative. Qui le paure non sono ideologiche, sono memoria collettiva.

Spiace constatare che anche in questo caso la politica tenti di “mettere il cappello” sulle proteste — quelle sì sincere e credibili — dei comitati uniti, che da mesi lavorano sul territorio con competenza, dati e determinazione. Il rischio è sempre lo stesso: trasformare una battaglia civile in materiale elettorale.

Una nota di fiducia

Per fortuna, i comitati sono coordinati e lucidi. Sanno distinguere tra chi lotta davvero per il futuro della valle e chi arriva con il microfono in mano quando conviene. Non si faranno prendere in giro. E, soprattutto, non dimenticano: la coerenza non si misura dai volantini, ma dalle decisioni prese quando si governa.

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