A Cairo Montenotte la campagna elettorale non è ancora iniziata, ma il clima è già quello delle grandi manovre. I partiti tacciono, gli equilibri scricchiolano, e in mezzo al silenzio si alza una voce: quella del vicesindaco Roberto Speranza, che rompe gli indugi e si autocandida alla guida del centrodestra.
Lo fa con parole misurate: «Per un centrodestra unito, con più squadra e meno personalismi».
Ma il messaggio è chiarissimo: la successione è aperta, e lui si è già seduto al tavolo.
Dietro le quinte, però, il quadro è molto meno lineare.
Ripamonti, il giocatore d’azzardo che muove due mani di carte
L’incognita più grande si chiama Paolo Ripamonti, il braccio destro di Rixi che in Val Bormida conoscono bene, è un kamikaze della politica capace di muoversi su più fronti contemporaneamente.
Oggi Ripamonti appare come un giocatore d’azzardo che tiene due mani di carte sul tavolo:
- con una sostiene il civico Fulvio Briano, ex sindaco ed esponente navigato del centrosinistra, che ora guarda al centrodestra con sorprendente naturalezza;
- con l’altra non perde di vista Andrea Pasa, rilanciando il suo peso nel campo sindacale, tradizionale bacino di voti e relazioni nella Cairo che conta.
A rendere il quadro più interessante, c’è un dettaglio che in città circola sottovoce ma che tutti conoscono: Ripamonti ha saputo premiare Briano con un incarico nello staff del presidente regionale Bucci. Un gesto che molti leggono come un’investitura anticipata, o almeno come un “premio di fedeltà” utile per la prossima battaglia elettorale.
Insomma: in una Cairo piena di incroci, alleanze trasversali e vecchie ruggini, Ripamonti appare come il vero kingmaker.
Non dimentichiamo anche l’incognita dell’inceneritore che a Cairo per amministratori e imprenditori sarebbe un toccasana.
E Speranza? Tra candidatura naturale e ostacoli silenziosi
Speranza rivendica la sua “candidatura naturale”: due mandati da vicesindaco, apparente fedeltà alla coalizione, nessuna fuga in avanti.
Il suo discorso è quello di un uomo che reclama un turno che ritiene suo:
«Ho fatto passi indietro per la coalizione. Ora servono più squadra e meno divisioni. È il momento di colmare i vuoti che si sono aperti nel centrodestra cairese.»
Un messaggio chiaro, ma con un sottotesto: il centrodestra è diviso, e non per colpa sua.
Ma basterà la “candidatura naturale” per vincere su un sistema di relazioni così sofisticato come quello che si muove intorno a Ripamonti?
Molti, in città, rispondono di no.
C’è persino chi insinua che Speranza stia cercando un inatteso appoggio in Fratelli d’Italia, nel tentativo di blindare la sua posizione.
Il nodo Lambertini: resta o non resta?
Poi c’è lui: il sindaco Paolo Lambertini.
Dopo aver annunciato, mesi fa, l’intenzione di fare un passo indietro, ora appare più sfumato.
Non conferma, non smentisce. Si limita a dire: «Mi metto a disposizione del centrodestra. La priorità è chiudere bene questo mandato.»
Parole da sindaco uscente… o da sindaco che non ha ancora rinunciato del tutto.
Resta sullo sfondo anche la spada di Damocle giudiziaria, che difficilmente potrà essere ignorata nelle dinamiche interne.
Il centrosinistra? Un mosaico in disordine
E mentre il centrodestra si muove sottotraccia, dall’altra parte la situazione non è molto più lineare.
Il Pd e la sinistra hanno provato un appello all’unità, subito evaporato nel caos di liste, sigle e personalismi.
Tra Pd, Avs, indipendenti, renziani e civici, l’unica certezza è la disomogeneità.
Insomma Cairo Montenotte si avvia verso un’elezione che si preannuncia incerta e piena di incastri, favori, triangolazioni e incognite personali.
Speranza si vede già al timone, Briano si muove con l’appoggio silenzioso dei poteri forti, Pasa osserva e aspetta, Ripamonti manovra come sempre, Lambertini non scioglie i nodi.
Una cosa è certa:
la partita è aperta, ma il mazzo è nelle mani di pochi. E le carte non sono tutte sul tavolo.






