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Cairo, finalmente il Consiglio comunale sull’inceneritore: ora alle parole devono seguire gli atti

Cairo Montenotte – Finalmente il tema dell’inceneritore arriva nell’aula del Consiglio comunale. Venerdì 18 settembre, alle ore 9, si terrà la seduta straordinaria richiesta dai gruppi di opposizione sulla procedura avviata da ARLIR e Regione Liguria per l’affidamento della realizzazione e della gestione dell’impianto terminale del ciclo dei rifiuti.

Non è un passaggio secondario e non dovrebbe essere liquidato come una semplice iniziativa “da campagna elettorale”. Quando si parla della possibile collocazione in Valbormida di un impianto destinato a trattare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, il confronto pubblico non è una strumentalizzazione: è un dovere verso i cittadini.

I cinque consiglieri di minoranza – Renzo Berretta, Fulvio Briano, Giorgia Ferrari, Alberto Poggio e Lisa Tortarolo – chiedono di sapere quali tutele istituzionali e legali il Comune intenda attivare nel caso Cairo venisse individuata come sede dell’impianto. Una domanda legittima, soprattutto perché tra le aree considerate nella partita regionale compare anche quella dell’Italiana Coke di Bragno, già gravata da una storia ambientale tutt’altro che rassicurante.

Il sindaco Paolo Lambertini ribadisce la contrarietà della sua amministrazione: a Cairo, dice, non esistono i presupposti ambientali per ospitare un inceneritore. Una  posizione chiara, che va riconosciuta. Ma proprio perché chiara, ora deve trasformarsi in un percorso concreto: non basta dichiararsi contrari quando la scelta sarà già stata fatta altrove, magari dietro una scrivania genovese.

È vero che oggi mancano ancora atti conclusivi della Regione e che non è possibile impugnare documenti che non esistono. Ma prepararsi non significa presentare subito un ricorso: significa studiare i dossier, coinvolgere tecnici indipendenti, verificare le ricadute su aria, traffico, salute e territorio; significa costruire un fronte istituzionale con gli altri Comuni della Valbormida e con il Piemonte, che dell’inquinamento dell’ex Acna e delle sue conseguenze ha già pagato un prezzo altissimo.

La Valbormida non può essere trattata come il luogo dove collocare ciò che Genova non vuole. Per anni ha sopportato industrie pesanti, discariche, siti contaminati, crisi occupazionali e promesse di rilancio rimaste spesso sulla carta. Oggi si parla di transizione ecologica, ma non può esistere transizione se si continua a concentrare gli impianti più impattanti sempre negli stessi territori.

Il Consiglio del 18 settembre sarà dunque un banco di prova. Ci si aspetta una posizione unitaria, senza giochi di maggioranza e opposizione, e soprattutto l’impegno a rendere pubblici tutti gli atti e tutte le iniziative che il Comune intenderà assumere.

Perché su una questione così delicata i cittadini non devono essere informati a decisione presa. Devono poter contare, fin da ora, su un Comune vigile, determinato e pronto a difendere Cairo e l’intera Valbormida.

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