A Cairo Montenotte la campagna elettorale è già iniziata, anche se manca ancora un anno alle amministrative. E tra autocandidature, prove di alleanza e vecchi protagonisti che tornano sulla scena, c’è un tema che più di ogni altro rischia di diventare decisivo: l’ambiente.
L’ex sindaco Fulvio Briano si dice pronto a guidare una lista unitaria del centrosinistra. Legittimo. In politica tutti possono riprovarci. Ma proprio perché si parla di ambiente e di futuro della Val Bormida, qualche domanda sarebbe doverosa.
Perché oggi Briano cerca il dialogo con il mondo ambientalista e con chi si batte contro l’inceneritore, ma molti cittadini ricordano bene che fu proprio durante la sua stagione amministrativa che venne fortemente sostenuto il biodigestore di Ferrania. Un impianto presentato allora come simbolo di innovazione e sviluppo green, ma che negli anni ha alimentato polemiche, dubbi e divisioni sul modello industriale da imporre alla valle.
Ed è qui che nasce la contraddizione politica. Non si può improvvisamente diventare i paladini dell’ambientalismo radicale quando per anni si è sostenuto un’idea di territorio fortemente industrializzata sul fronte dei rifiuti. La Val Bormida ha già pagato prezzi altissimi nella sua storia, dall’Acna in avanti, e oggi i cittadini sono molto più sensibili e diffidenti verso qualsiasi progetto impattante.
In questo quadro emerge invece con forza la figura della consigliera Giorgia Ferrari. Al di là delle appartenenze politiche, bisogna riconoscerle una coerenza che raramente si vede. Sul tema dell’inceneritore non ha tentennato, non ha cercato equilibrismi, non ha parlato il linguaggio ambiguo del “valutiamo tutto”. Ha scelto una posizione netta, chiara e spesso scomoda.
Ed è proprio qui che Giorgia Ferrari ha costruito la sua crescita politica. La consigliera di “Cairo in Comune” ha trovato nella battaglia contro l’inceneritore un tema forte, identitario e molto sentito sul territorio. A differenza di altri, non ha cercato mediazioni o formule ambigue: ha scelto una linea netta contro nuovi impianti impattanti in valle. Una posizione che le ha dato visibilità e credibilità, soprattutto tra cittadini e comitati ambientalisti.
Il centrosinistra dovrà decidere cosa vuole essere. Se un cartello elettorale costruito solo per battere il centrodestra oppure un progetto davvero nuovo e coerente con le paure e le richieste del territorio.
Perché gli elettori potrebbero anche perdonare vecchi errori politici. Ma difficilmente dimenticano chi ieri sosteneva impianti industriali “strategici” e oggi si presenta come custode dell’ambientalismo della valle.
. Nel frattempo il centrodestra osserva. Anche perché attorno a Lambertini restano molte incognite, compresa quella di un possibile terzo mandato. Ma una cosa è certa: se il centrosinistra dovesse ripresentarsi frammentato come nel 2022, il candidato del centrodestra partirebbe nuovamente con un enorme vantaggio.






