Bragno, 27 mila metri cubi di ceneri “non pericolose”. La Provincia rassicura: “Nessun rischio”. Ma resta una domanda: come hanno fatto a non accorgersi dei mc in eccesso?

Secondo la Provincia di Savona, nel capannone di Bragno non ci sarebbe alcun rischio per la salute pubblica né per l’ambiente. Peccato che dentro quella struttura, fino a pochi mesi fa, fossero accatastati 27 mila metri cubi di ceneritre volte la quantità autorizzata — senza che per anni nessuno, a Palazzo Nervi, si accorgesse di nulla.
E allora la domanda sorge spontanea: se non sapevano nemmeno quante ceneri ci fossero, come hanno fatto a essere così certi che non ci fosse alcun pericolo?

Il caso: 27 mila metri cubi di ceneri, autorizzati solo 4.500

La vicenda nasce da un’interrogazione del gruppo consiliare Uniti per la Provincia. La risposta ufficiale della Provincia ricostruisce così la situazione:

  • il capannone di Bragno, in corso Stalingrado, era autorizzato dal 2016 allo stoccaggio di
    4.500 m³ di rifiuti EER 190112 (ceneri da trattamenti termici);

  • Ecocem S.r.l., gestore del sito, aveva un contratto di affitto di azienda con la proprietà Betoncem S.r.l.;

  • nel tempo, oltre alle ceneri autorizzate, erano presenti altri 4.100 m³ di scorie pre-trattate;

  • alla fine, grazie ai sopralluoghi dei Carabinieri del NOE, emerge una quantità complessiva enorme: oltre 27.000 m³ di materiale.

Non un piccolo scostamento, non un errore contabile: sette volte il limite autorizzato, un intero capannone trasformato in un deposito industriale fuori controllo.

La Provincia: “Nessun rischio per la salute”. Ma i conti non tornano

Nel rispondere all’interrogazione, l’Ente provinciale afferma che: «Non sono stati riscontrati rischi per la salute pubblica o per l’ambiente.»

La stessa Provincia racconta però che:

  • l’impianto è stato autorizzato nel 2016,

  • ma solo sei anni dopo, nel 2022, ha scoperto la reale situazione,

  • grazie non a controlli propri, bensì a una segnalazione del NOE dei Carabinieri.

C’è dunque un paradosso evidente:
come possono assicurare la totale sicurezza se per anni non hanno mai rilevato che la quantità di rifiuti era fuori scala?
Se gli enti di controllo non avevano idea di quanto materiale fosse lì dentro, su quali basi vengono oggi formulate rassicurazioni così nette?

Revoca delle autorizzazioni e fidejussione da 479 mila euro

Dopo anni di silenzio e un sequestro preventivo disposto dalla DDA di Genova, la macchina amministrativa si è finalmente messa in moto:

  • 5 marzo 2025: dissequestro del sito;

  • 16 ottobre 2025: la Provincia revoca l’autorizzazione a Ecocem;

  • avviata l’escussione della fidejussione da 479.765 euro per coprire rimozione e ripristino.

Il presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri, spiega che è in corso un percorso per:

  • separare le frazioni ferrose;

  • avviare a trattamento le ceneri recuperabili nei cementifici;

  • individuare un operatore locale qualificato per la completa bonifica.

Tutto bene? Non proprio.

La domanda che resta: chi controlla i controllori?

L’intera vicenda lascia aperti (e irrisolti) interrogativi che non possono essere liquidati con un «nessun pericolo»:

  1. Com’è possibile che per anni nessun controllo abbia rilevato lo sforamento colossale delle quantità autorizzate?

  2. Perché la Provincia è intervenuta solo dopo l’allarme del NOE?

  3. Perché le segnalazioni del Comune di Cairo non sono state ascoltate per anni?

  4. Perché un sito autorizzato nel 2016 è stato monitorato in modo così superficiale fino al 2022?

La risposta “ufficiale” è che non ci sono rischi.
La risposta “logica”, purtroppo, è un’altra:
se gli enti non hanno mai davvero verificato cosa ci fosse nel capannone, come possono certificare oggi che quel materiale non sia pericoloso?

A Bragno, le ceneri iniziano a muoversi.
Ma il polverone politico — quello sì — rischia di restare a lungo sospeso nell’aria.

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