Prima il porto. Poi, forse, le strade.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato — e anche un po’ grottesco — nella storia del casello di Bossarino.
Non perché arrivi. Ma perché arriva dopo. Molto dopo.
La logica capovolta
La sequenza, in teoria, era semplice:
- si costruiscono le infrastrutture
- si prepara la viabilità
- si apre un terminal portuale
A Vado Ligure, invece, si è fatto esattamente il contrario.
- La piattaforma container è entrata in funzione nel 2019
- Il traffico pesante è esploso
- Le strade locali sono state trasformate in corridoi logistici
E il casello? Rimasto sulla carta. Per anni.
Il territorio come variabile secondaria
Oggi, nel 2026, arriva il via libera al progetto definitivo. Un passo importante, certo. Ma anche una confessione involontaria.
Perché significa che: per oltre sei anni si è fatto funzionare un’infrastruttura strategica senza la sua principale opera di collegamento
Tradotto: il territorio ha pagato il prezzo di una pianificazione rovesciata.
Camion su camion:
- Aurelia congestionata
- viabilità urbana sotto pressione
- impatto ambientale aumentato
Tutto previsto.
Tutto evitabile.
“Opera attesa da anni”
È la frase che torna sempre.
La ripetono tutti:
- ministero
- regione
- concessionari
- operatori portuali
“Attesa da anni”.
Ma qui non si tratta di attesa. Si tratta di ritardo strutturale.
Un’opera che:
- era prevista come complementare alla piattaforma
- doveva essere realizzata in contemporanea
- ed è invece rimasta indietro di oltre un decennio
Non è un ritardo. È una scelta.
Il paradosso finale
Oggi il casello viene definito: imprescindibile. strategico, necessario per mitigare l’impatto ambientale.
Perfetto.
Ma allora la domanda è inevitabile: perché non è stato fatto prima?
2027: forse i cantieri
Adesso si parla di:
- progetto esecutivo
- ulteriori passaggi tecnici
- apertura cantieri nel 2027
Nel frattempo:
- il porto continuerà a funzionare
- i camion continueranno a passare
- la città continuerà ad assorbire il traffico
Come se fosse normale.
Questa non è la storia di un’opera che arriva. È la storia di un’opera che arriva troppo tardi.
È la fotografia di un modello decisionale in cui:
- le grandi infrastrutture si fanno in fretta
- le opere di mitigazione si rimandano
- il territorio si adatta
Sempre dopo. Sempre pagando.






