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Bonaccini ad Albenga, il grande assente è l’inceneritore: il Pd resta nel limbo del “Ni”

Arboscello, Bonaccini

All’incontro pubblico del Pd ad Albenga, con Stefano Bonaccini e il consigliere regionale Roberto Arboscello, si è parlato di sicurezza, lavoro e sanità: temi importanti, naturalmente. Ma in Liguria c’è una questione che riguarda insieme ambiente, salute, trasporti, costi per i cittadini e futuro industriale dei territori: l’inceneritore. Eppure, almeno pubblicamente, non sembra aver trovato spazio.

Peccato. Perché una domanda a Bonaccini sarebbe stata più che legittima: il presidente del Pd non è certo un “no inceneritore” per principio. Da presidente dell’Emilia-Romagna ha difeso gli impianti esistenti e, sul progetto di Roma, ha sostenuto apertamente la necessità del termovalorizzatore. Una posizione assai più netta di quella che il Pd ligure prova oggi a rappresentare.

Roberto Arboscello e il Pd regionale hanno recentemente dichiarato che «in Liguria non serve» un termovalorizzatore ( si ostinano a chiamarli così), chiedendo dati, confronto con le regioni vicine e spiegazioni alla giunta Bucci. Una linea che potrebbe anche essere condivisibile, se diventasse una scelta politica conseguente. Ma troppo spesso il messaggio sembra un altro: non un sì, ma neppure un no; un comodo Ni.

C’è poi un punto che il centrosinistra evita accuratamente di affrontare. Il motivo con cui Regione Liguria giustifica il progetto è noto: una grande quantità di rifiuto indifferenziato, prodotta soprattutto da Genova, continua a finire fuori regione e costa ai cittadini. E Genova oggi è amministrata dal centrosinistra: Pd, AVS e M5S.

Se questi partiti sono davvero contrari all’inceneritore, perché non pretendono dalla loro amministrazione un piano straordinario, con obiettivi e scadenze verificabili, per portare rapidamente la raccolta differenziata verso il 75 per cento? Genova è ancora molto sotto quella soglia. Senza affrontare quel nodo, l’opposizione all’impianto rischia di restare una dichiarazione di principio: bella nei comunicati, assai meno utile quando bisogna impedire che l’inceneritore venga scaricato sulla Val Bormida o su un altro territorio già provato.

Non basta dire: “non fatelo qui”. Occorre dire: “non serve, e dimostriamo perché”. Riduzione dei rifiuti, tariffazione puntuale, raccolta porta a porta dove necessaria, impianti di selezione e riciclo: questa dovrebbe essere la risposta politica, prima ancora che tecnica.

Bonaccini, con l’esperienza emiliana, avrebbe potuto aiutare a chiarire il punto. In Emilia-Romagna si è parlato anche di riduzione del ricorso agli inceneritori grazie alla crescita della differenziata. Ad Albenga, invece, la domanda non è arrivata.

E così il Pd ligure resta sospeso tra le parole contrarie e le responsabilità che non vuole chiedere a Genova. Il rischio è semplice: mentre il centrosinistra pronuncia il suo “Ni”, la Regione trasforma l’indifferenziato genovese in un inceneritore da costruire altrove.

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