Benzene a Cairo, la magia della media: il picco sparisce nel calcolo

A Cairo si registrano picchi di benzene molto elevati. Ma la risposta rassicurante è: la media annuale è nei limiti. Tutto a posto, dunque? Non proprio.

Va detto con precisione: la normativa fissa per il benzene un limite di 5 microgrammi per metro cubo come media annuale. Quindi ARPAL applica il parametro previsto dalla legge. Ma qui sta il problema: una cosa è rispettare formalmente una media, un’altra è spiegare ai cittadini perché in alcuni giorni l’aria presenti valori che destano forte preoccupazione.

È la matematica, bellezza. Se per alcuni giorni si respira benzene a livelli molto alti e per molti altri i valori restano bassi, alla fine il conto può tornare. La media si sistema e il semaforo resta verde. Un po’ come dire: “Ha mangiato troppo per tre giorni, ma per il resto dell’anno è stato a dieta: esami perfetti”.

Peccato che il benzene non sia una semplice cifra da mettere in colonna. È una sostanza riconosciuta come cancerogena e, quando si verificano picchi ripetuti, la domanda dei cittadini non può essere liquidata con un freddo “la media annuale è ok”.

Il punto non è accusare ARPAL di non fare il proprio lavoro: l’Agenzia deve applicare i criteri di legge e fornire dati corretti. Il punto è politico e sanitario. Se quei picchi ci sono, vanno spiegati: da dove arrivano, con quali condizioni meteorologiche, con quale frequenza, quali interventi vengono richiesti a chi inquina e quali controlli aggiuntivi vengono messi in campo.

Perché una media annuale può essere un indicatore utile per valutare l’esposizione nel lungo periodo, ma non può diventare il deodorante istituzionale da spruzzare sopra un problema. I cittadini di Cairo non chiedono formule aritmetiche: chiedono di sapere che aria respirano, soprattutto quando i numeri improvvisamente schizzano verso l’alto.

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