Bandiere Blu 2026: Savona da record. Ma sotto la bandiera cosa c’è davvero?

La Liguria si conferma ancora una volta in cima alla classifica nazionale delle Bandiere Blu 2026, assegnate dalla Foundation for Environmental Education: 35 località premiate, due in più rispetto allo scorso anno.

E la provincia di Savona fa la parte del leone.

Da Andora a Varazze, passando per Laigueglia, Finale Ligure, Noli, Savona e Bergeggi, sono ben 15 i comuni premiati lungo la costa savonese. Un risultato importante, rafforzato anche dai riconoscimenti agli approdi turistici, con sei porti premiati tra cui Marina di Varazze e la Vecchia Darsena di Savona.

Numeri che fanno effetto. E che, inevitabilmente, diventano subito narrazione politica e promozionale.

Tra le novità spicca il ritorno della Bandiera Blu ad Andora, salutato con entusiasmo dall’amministrazione comunale come un traguardo atteso da anni.

Un riconoscimento che, nelle parole del sindaco, certifica la qualità delle acque, dei servizi e degli investimenti fatti sul territorio: piste ciclabili, riqualificazione urbana, valorizzazione dell’entroterra.

Tutto vero. E tutto legittimo.

Ma proprio qui si apre la prima riflessione: la Bandiera Blu è sempre più anche uno strumento di marketing territoriale. Non è solo ambiente, è immagine. Non è solo qualità, è attrattività turistica.

Cosa misura davvero la Bandiera Blu

Vale la pena ricordarlo: il riconoscimento non si basa solo sulla qualità del mare, ma su oltre 30 criteri.

Dalla raccolta differenziata ai servizi sulle spiagge, dall’accessibilità alle politiche ambientali, fino all’educazione ecologica.

In più, la qualità delle acque viene valutata su base pluriennale, con dati raccolti negli ultimi quattro anni attraverso le agenzie regionali e il monitoraggio nazionale del Ministero della Salute.

Insomma, un sistema articolato e serio.

Ma non per questo immune da limiti.

Il punto critico: percezione e realtà

Il rischio, ormai evidente, è che la Bandiera Blu venga percepita come una certificazione totale e continua della qualità del mare e del territorio.

Non è così.

È una fotografia costruita su parametri specifici, in momenti precisi. Non racconta tutto: non fotografa, ad esempio, i picchi di pressione turistica estiva, le criticità delle infrastrutture o i problemi locali che i cittadini conoscono bene.

E qui entra in gioco la distanza tra comunicazione e realtà.

Perché mentre le amministrazioni celebrano – giustamente – il riconoscimento, i residenti continuano a fare i conti con problemi quotidiani: gestione dei rifiuti, servizi non sempre all’altezza, manutenzione a macchia di leopardo.

Un successo, ma da non trasformare in alibi

Sia chiaro: il risultato della provincia di Savona è significativo e non va sminuito.

Dietro queste bandiere c’è lavoro amministrativo, investimenti e anche una certa attenzione ambientale che, negli anni, è cresciuta.

Ma proprio per questo, la Bandiera Blu dovrebbe essere vista come un punto di partenza, non come un punto di arrivo.

Perché il rischio è sempre lo stesso: trasformare un riconoscimento tecnico in una narrazione autocelebrativa.

Le Bandiere Blu sventolano, e fanno bella figura.

Ma la vera domanda resta semplice, quasi banale: quanto di quella qualità certificata si percepisce davvero nella vita quotidiana di cittadini e turisti?

Perché una bandiera può raccontare molto.

Ma non racconta mai tutto.

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