A Savona si voterà nel 2027, ma già oggi, nei corridoi della politica cittadina, si muovono tentativi di far nascere nuove liste civiche. L’obiettivo dichiarato è quello di “contare”, di essere l’ago della bilancia, soprattutto nella fase del ballottaggio. Ma il quadro che si sta delineando non promette spazi facili.
Storicamente, a Savona le liste civiche hanno avuto vita complicata. Per decenni il Pd – pur con qualche incrinatura negli ultimi anni – è stato l’elemento determinante nelle vittorie elettorali, anche quando ha vinto il centrodestra.
Il 2027 sarà ancora più difficile
Le ragioni sono almeno due.
Primo: è molto probabile che il voto amministrativo coincida con quello nazionale. In quel contesto, le dinamiche nazionali sovrastano quelle locali: i partiti “pesano”, occupano le piazze, le narrazioni e le risorse. La politica nazionale si mangerà quella municipale. E in questo scenario, le liste civiche rischiano di diventare comparse, prive dello spazio necessario per costruire identità e riconoscibilità.
Secondo: la possibile modifica della legge elettorale comunale rischia di togliere alle civiche l’ultima vera leva di influenza: il ballottaggio.
Sindaci eletti con il 40%: il colpo di scena che cambia lo scenario
Il centrodestra ha presentato in Senato un emendamento che punta a ridurre dal 50% al 40% la soglia necessaria per essere eletti sindaco al primo turno nei comuni sopra i 15 mila abitanti. Se approvato, significherà che molti ballottaggi verrebbero eliminati, garantendo la vittoria immediata a chi ottiene almeno il 40% dei voti.
Il sistema attuale, introdotto nel 1993 nel pieno di Tangentopoli, aveva voluto rafforzare la legittimazione diretta dei sindaci, evitando che un primo cittadino governasse con il sostegno di una minoranza degli elettori. Il ballottaggio era la garanzia che chi guidava la città avesse un consenso almeno maggioritario.
Ma proprio in quel secondo turno, soesso il centrosinistra ha saputo recuperare e ribaltare gli equilibri. Eliminare o ridurre quel passaggio significa aumentare le possibilità di vittoria immediata per la coalizione oggi al governo.
L’opposizione grida al “furto di democrazia”, ma il Partito Democratico non è così compatto come si presenta: c’è chi, sotto traccia, considera superato il doppio turno e non appare del tutto contrario alla revisione del sistema.
Il centrodestra giustifica la proposta dicendo che al ballottaggio partecipano sempre meno elettori. Ma l’effetto politico principale è chiaro: se un candidato può vincere al 40%, tutto si decide al primo turno.
E le liste civiche?
Semplice: spariscono dal campo di gioco.
Senza ballottaggio, una lista civica non può più negoziare, incidere, influire sugli equilibri tra i due blocchi principali.
L’unica funzione possibile diventerebbe quella di lista di testimonianza, o di lista civetta di qualche partito.
Niente pressione. Niente ruolo determinante. Niente “ago della bilancia”.
Se la riforma andrà in porto, le elezioni 2027 a Savona saranno una sfida secca tra due poli nazionali, senza vere zone grigie in cui le esperienze civiche possano inserirsi. L’epoca in cui una civica poteva decidere un ballottaggio rischia di chiudersi qui.
Il campo si restringe. E chi vuole giocare, dovrà scegliere da che parte stare.






