C’è un limite oltre il quale un disservizio non è più solo un problema tecnico. Diventa un problema di sicurezza, di dignità del lavoro e di responsabilità aziendale.
È questo, in sostanza, il durissimo atto d’accusa lanciato dai sindacati FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI e SLA CISAL nei confronti di Autostrade per l’Italia. Un comunicato che arriva dopo mesi di denunce e che dipinge un quadro allarmante: impianti inefficienti, personale esposto quotidianamente ad aggressioni verbali e minacce, mentre chi dovrebbe risolvere il problema continua a rincorrere l’emergenza invece di eliminarne le cause.
Secondo le organizzazioni sindacali, i malfunzionamenti degli impianti di esazione non rappresentano più episodi occasionali ma una condizione ormai cronica. Caselli che rallentano, sistemi che si bloccano, traffico che si accumula e automobilisti esasperati. Ma la rabbia degli utenti non si dirige verso chi prende le decisioni o gestisce gli investimenti: finisce inevitabilmente contro l’unico volto visibile dell’azienda, quello dell’esattore.
Il risultato è inquietante.
Chi lavora ai caselli si trova sempre più spesso a fare da parafulmine per inefficienze che non dipendono minimamente dal proprio operato. Offese, insulti, minacce e atteggiamenti intimidatori stanno diventando parte della quotidianità lavorativa. Una situazione che nessuna busta paga può giustificare e che nessun lavoratore dovrebbe essere costretto a sopportare.
La denuncia è ancora più pesante perché evidenzia come, nonostante l’avvicinarsi dell’esodo estivo e il prevedibile aumento del traffico, non siano state adottate misure straordinarie per mitigare i disservizi né per rafforzare la sicurezza del personale. In altre parole, si lascia che il problema esploda sapendo già chi ne pagherà il prezzo.
Ma il comunicato del 9 luglio rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda ben più lunga.
Già il 15 giugno le stesse organizzazioni sindacali avevano presentato un esposto all’Ispettorato Nazionale del Lavoro chiedendo una verifica ispettiva sulla valutazione del rischio aggressione nei confronti del personale delle stazioni autostradali. Nel documento si evidenzia come la presenza diffusa di cantieri, le criticità infrastrutturali, l’aumento dei tempi di attesa e le tensioni con l’utenza abbiano creato un rischio concreto e prevedibile per la salute fisica e psicologica dei lavoratori. I sindacati chiedono di verificare se il Documento di Valutazione dei Rischi sia realmente adeguato alle condizioni attuali e se siano state adottate tutte le misure di prevenzione previste dalla legge.
Domande che fanno riflettere.
Perché quando un lavoratore entra in servizio dovrebbe preoccuparsi di svolgere bene il proprio lavoro, non di tornare a casa senza essere insultato, minacciato o aggredito.
Il paradosso è evidente: mentre da anni si parla di digitalizzazione, innovazione e mobilità intelligente, chi ogni giorno garantisce il funzionamento concreto della rete autostradale continua a lavorare in condizioni che i sindacati definiscono ormai insostenibili.
La sicurezza dei lavoratori non può essere trattata come una voce di costo da comprimere. Così come la manutenzione degli impianti non può essere rinviata fino a quando il sistema non collassa.
Ogni casello bloccato genera code. Ogni coda alimenta tensione. Ogni tensione aumenta il rischio di aggressioni. È una catena tanto semplice quanto prevedibile.
Ed è proprio questo l’aspetto più grave: non si tratta di eventi imprevedibili, ma di conseguenze annunciate da settimane, se non da mesi.
Ora la parola passa ad Autostrade per l’Italia e agli organi di vigilanza. Ma una cosa appare già evidente: se davvero la sicurezza è una priorità, non bastano gli slogan. Servono investimenti, manutenzione, personale adeguato e la volontà di impedire che gli esattori continuino a diventare il bersaglio di problemi che non hanno creato. Perché chi lavora ai caselli deve riscuotere pedaggi, non incassare insulti.
I COMUNICATI SINDACALI









