Aurelia Bis, lo scandalo infinito: cantieri fermi, costi lievitati e nessuna via d’uscita

Sull’Aurelia Bis il tempo sembra essersi fermato. Ma solo nei cantieri. Perché sul piano burocratico, giudiziario e politico, la vicenda continua a trascinarsi, accumulando ritardi, costi e imbarazzi istituzionali. Dopo la revoca dell’appalto alla Italiana Costruzioni Infrastrutture di Roma, l’opera resta sospesa in un limbo senza una nuova impresa pronta a subentrare e senza una data credibile per la ripresa dei lavori.

La decisione di Anas di risolvere il contratto è arrivata dopo il naufragio del concordato richiesto dalla Ici e il no del Tribunale di Roma. Una scelta attesa, quasi obbligata, che però non ha prodotto l’effetto sperato: sbloccare la situazione. Anzi, ha certificato una realtà ancora più scomoda: oggi non c’è un soggetto realmente disponibile a completare l’opera.

La seconda impresa in graduatoria, la Infratech, non sembra intenzionata ad accettare le condizioni proposte. L’offerta economica messa sul tavolo – circa 48 milioni di euro – non reggerebbe l’urto dei rincari accumulati in cinque anni tra aumento dei materiali, energia e manodopera. Tradotto: finire l’Aurelia Bis alle cifre previste allora non conviene più a nessuno.

E così, mentre le carte passano da un ufficio all’altro, i cantieri tra Savona e Albissola restano immobili. Da oltre un anno e mezzo l’attività si è ridotta al minimo sindacale: sorveglianza, manutenzione ordinaria, nulla che assomigli a un’opera in costruzione. Un paradosso che fotografa perfettamente lo stato dell’infrastruttura: formalmente viva, sostanzialmente abbandonata.

Anas lo ammette, seppur con linguaggio tecnico: la chiusura delle vicende giudiziarie non basta. Servono nuovi passaggi amministrativi, aggiornamenti progettuali, verifiche economiche, intese istituzionali. Tutti passaggi che richiedono tempo. Molto tempo. E che fanno temere un nuovo allungamento dei tempi, in un’opera che avrebbe dovuto essere conclusa oltre dieci anni fa.

Il dato che più colpisce, però, è il contesto storico. Il progetto della variante venne approvato nei primi anni Duemila, in un’altra epoca politica, economica e infrastrutturale. Doveva essere inaugurata nel 2013. Oggi siamo nel 2026 e si discute ancora di chi, come e se finirà i lavori. Nel frattempo la viabilità ordinaria continua a reggere un traffico che l’Aurelia Bis avrebbe dovuto alleggerire da anni.

Quella dell’Aurelia Bis non è più solo una grande incompiuta. È diventata un caso emblematico di incapacità strutturale del sistema delle opere pubbliche: gare che saltano, imprese che falliscono, costi che esplodono, responsabilità che si dissolvono lungo la filiera decisionale. E intanto il territorio paga, ogni giorno, il prezzo di un’infrastruttura promessa e mai mantenuta.

La domanda, ormai, non è più quando verrà completata l’Aurelia Bis. Ma se esista ancora una reale volontà – politica e amministrativa – di portarla davvero a termine.

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